Esiste un momento irripetibile in cui l'uomo entra nel mondo non soltanto con la verità dell'occhio, ma con tutto sé stesso, senza riserve.
In quell'attimo egli trasforma la materia "ovvia" dell'elemento naturale, nella materia " libera " del sogno e dell'impresa senza confini. In quell'attimo nasce l'intuizione di un nuovo percorso, della via, oltre gli angusti limiti del possibile...
Non diversamente,forse, sgorgano le immagini vive della poesia, quando il poeta si abbandona ad esse senza riserva.
In entrambi i casi è necessario saper amare, saper provare entusiasmo, stupore.
Non si penetra il segreto del mondo se non ammirandolo.
Nell'uomo che non teme di amare esiste un luogo speciale, un tempo/spazio illimitato, di inesprimibile bellezza.
E' uno luogo dell'anima, più ancora che dello spirito. Infinito e indeterminato, soggettivo e transoggettivo, impregnato di vita, di morte, di natura. Di tempo eterno.
E' uno spazio aperto, che respira i grandi orizzonti del cielo e della terra, delle acque e dei deserti, ed è al tempo stesso uno spazio/non spazio, assolutamente raccolto, forse già trasceso, un'eco del sé, un'eco del nulla...
In questa virtuale " immensità intima " l'uomo cerca la sua via. In questo luogo dell'anima si abbandona allo stupore infantile dell'incanto e scopre un universo senza limiti, dentro e fuori di sé. Così, cogliendo la vita come traslucida presenza sempre viva, egli ritrova la propria sorgente.
Da quel momento, rinato all'esistenza ed a se stesso, egli non potrà smettere di cercare nuove luci, nuove forme , nuove esperienze, in un "altrove" ricco di senso, in un altrove " ovunque presente ". L'uomo che segue la via percorrerà strade sempre uguali e sempre diverse, incaute e pericolose, a volte pazze, incurante del fragore del mondo, alla ricerca della sua sorgente, del suo percorso, dell'oceano in cui perdersi...
Finalmente, nel ritorno alle acque primordiali si placa l'antica paura del vivere.
Ma per Michael Horn non tutte le acque sono uguali.
Come "eroe delle acque violente " ha affrontato la discesa in rafting dei torrenti del ghiacciaio di Huascaran in Perù ed ha percorso con l'idrobob il fiume che ha originato il Canyon Colca a 1000 Km da Lima. Con queste imprese Horne sembra aver fatto sua la lezione di Schopenhauer " Il mondo è la mia provocazione " .
In questo senso il mondo può essere compreso solo quando viene afferrato con le proprie forze incisive, mirate, attraverso una corretta gerarchia dei propri strumenti, nel senso della realizzazione di una collera gioiosa di conquista. Ma l'ultima impresa di Horne ci suggerisce che il suo percorso di uomo e di atleta è molto evoluto rispetto alla dimensione troppo giovanile dell'eroe. Egli ha affrontato l'interminabile e insidiosissimo Rio delle Amazzoni in tutta la sua estensione ed oltre . Ha affrontato tutta l'ostilità della natura più dura dell'Amazzonia, la ferocia della sua fauna, l'erosione continua ed impietosa dell'acqua e del fango sulla pelle.
Le anse buie ed insidiose del fiume, i traumi fisici, la fame e la sete nella solitudine del giorno e della notte. Persino i ladri.
Per questo Horne non è più solo l' "eroe delle acque violente".
L'eroe, dotato di forza, destrezza, coraggio e intelligenza rappresenta lo slancio evolutivo, il desiderio di vittoria sui mostri del mondo e della psiche. Rappresenta la potenza dello spirito solare, lineare. E' la luce che sconfigge le tenebre.
Ma Horne non cerca più nemici da sconfiggere, paure da superare. Egli si cimenta nella complessa impresa di svelare le ombre più nascoste, quelle che vivono fra le mille forme ambivalenti della natura. La natura diviene intelleggibile solo quando l'azione dell'uomo risulta sufficientemente provocatoria, intelligentemente “offensiva".
Solo allora tutti gli oggetti del mondo svelano il loro giusto " coefficiente di avversità". Per capire totalmente la natura occorre amarla e sfidarla nella sua forza, nella sua resistenza, nella infinita varietà della sua materia, nella sua ambiguità. Non si afferra il mondo attraverso una conoscenza placida, passiva, quieta. Tutte le imprese costruttive si animano e prendono forma nella speranza di un'avversità superata, di un ostacolo sconfitto. E' la gioia maschile di penetrare la realtà, di vincerla, pur nel rispetto delle sue leggi e della sua armonia. Ma il desiderio di vittoria permane vivo e supera costantemente se stesso. Va oltre. Se nonsi esprimesse in modo sempre più complesso ed evoluto sarebbe un gesto meccanico, animale.
Così l'" eroe " Horn non si accontenta più di vincere l'impeto dell'acqua nei ripidi torrenti di montagna o nelle gole del canyon Colca. Horn diventa l'uomo che cerca di affinare tutti i propri riflessi di difesa e di attacco, li forbisce, sa rimanere all' erta nella veglia e nel sonno, sa letteralmente cambiare pelle. Quando finalmente si affida all'oceano conclude un'impresa straordinaria, quella di unire Atlantico e Pacifico, attraverso un percorso di terra ed acqua, piacere e dolore, certezza e smarrimento.
Nell'impresa di Horne si realizza simbolicamente la contrazione massima di un'antitesi.
Ed è proprio questo, forse, il punto focale.
L'impresa "impossibile" che obbliga noi tutti a trascendere o cadere.
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SILVANA DALLERA intervista MIKE HORN |
SILVANA DALLERA intervista MIKE HORN |