ABOUT ME

Psicoterapeuta, ho scritto molti articoli e un libro , mi dedico allo studio dei rapporti arte/psiche.

Studi artistici
Pianoforte-Conservatorio di Alessandria
Danza classica ( Susanna Egri e Carla Perrotti, Teatro Regio di Torino e Teatro Erba di Torino)
e moderna Certificato di Decimo anno ( metodo classico e metodo Graham )
Linguaggio corporeo e applicazione delle psicoterapie a focalizzazione corporea (Diploma biennale di Specializzazione).
Accademia di Belle Arti di Bologna

Lavoro in ambito artistico
Consulente in campo artistico e grafico pubblicitario.
Docente di Arte e Psicologia, presso “ Il Mestiere delle arti” , Corso di Alta formazione artistica, promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Premio Porticato Gaetano ( pittura)

Iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti
Socia Onoraria “Camera Europea degli Arbitri stragiudiziali e dei Periti esperti”- “Esperto d’Europa in Psicosomatica”

Docenze
Docente di Psicologia Direzione Generale Formazione USSL Torino
Docente e coordinatrice -Società Italiana di Medicina Psicosomatica
Docente e consulente per Riza Psicosomatica dal 1986 al 1992 .
Docente di Arte e Psicologia, presso “ Il Mestiere delle arti” , Corso di Alta formazione artistica, promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Marketin e Pubblicità, Selezione e Formazione
Fiat Auto SpA, Torino, Direzione del personale;
Distriborg Italia, Milano.
Artime, Milano
Bijorg (Prodotti Biologici),.
“Riza Psicosomatica”,
Tecniche ed.Riza, Direttore Gianpaolo Lai.-

Pubblicazioni e rubriche
“Controcampo”
“Artime” “No Limits World” (Psicologia dell’estremo)
Gruppo Futura dal 1998 al 2000
dal 1998 “Viver sani” dal 1987 al 1996 “Salute e Prevenzione” dal 1987 al 1996. “Guida alla salute Medica”, ed.Fabbri, sezione Psicologia.Il Corriere, Repubblica, Il Giornale, La Gazzetta dello sport, Controcampo,Class, Monsieur, Grazia, Oggi, Anna, Amica, Gioia, MarieClaire, Vanity Fair, Gioia…

In radio
Radio Rai.
Radio 24 Rubrica fissa in diretta ”Il bello della vita”
Radio Svizzera Italiana.
Radio Dimensione Suono

Televisione
Più TV volte ospite in qualità di specialista presso la RAI, Mediaset, La7 ( e alcune emittenti private e fra cui Mediolanum Channel)
Rai 1 “Uno mattina”
Rete 4 “Il bello della vita”
Canale 5 “M. Costanzo Show”
La 7 , ospite di Fabio Volo

PERCHE' PERCOME PERORA
Visualizzazione post con etichetta arteterapia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arteterapia. Mostra tutti i post

Arteterapia e arte-psicoterapia di Silvana Dallera

Secondo alcuni Artepsicoterapeuti, e secondo l’opinione di Roberto Pasanisi che da anni si occupa di questoapproccio, l’arteterapia si è finora sviluppata sulla base di tre modelli incompiuti: come una tecnica essenzialmente riabilitativa o di sostegno rivolta principalmente agli psicotici od a minorati, fisici o psichici che fossero, intesa a ridurre le minorazioni psicofisiche ed a migliorare le capacità relazionali edi socializzazione dell’individuo affetto da una patologie più che nevrotiche; come una sorta di laboratorio di pittura e scultura, attento a cogliere (ed eventualmente ad esprimere) le emozioni connesse alla pratica artistica; o infine come una psicoterapia che si avvaleva delle arti figurative a livello essenzialmente strumentale e secondario nell’ambito di una tecnica più vasta ed articolata, specialmente psichiatrica.
Essa è stata praticata non soltanto da psicoterapeuti, ma, dure critiche sono state mosse a questo proposito, da esperti dei più svariati campi, musicisti, artisti, scrittori, drammaturghi, maestri di scuola, insomma sulla base delle competenze più svariate, restando al di qua o andando al di là della Artepsicoterapia, praticata da uno psicoterapeuta, o meglio ancora da uno psicoterapeuta specialista in Artepsicoterapia.
Essa è stata sostanzialmente priva sia di un impianto teorico compiutamente definito che la legittimasse scientificamente in maniera univoca e soprattutto autonoma, sia di una qualsivoglia istituzionalizzazione che ne precisasse i compiti e gli obiettivi, ne chiarisse le caratteristiche precipue (anche contrastivamente rispetto alle altre scuole psicoterapeutiche) e ne stabilisse i limiti, fissando nel contempo una deontologia professionale.
Molti oggi sono infatti le scuole ed i corsi di scrittura creativa, i laboratori
di pittura e scultura a fini terapeutici o riabilitativi, ed altre iniziative simili; come pure gli psicologi, gli psicoterapeuti e gli psichiatri che adoperano l’arte in forma per così dire ‘ancillare’, ideata come una tecnica fra le altre nell’ambito di una teoria e di una prassi diverse, che nulla hanno a che vedere con l’Artepsicoterapia.
Alcuni psicoterapeuti intendono l’Artepsicoterapia come una teoria ed una prassi psicoterapeutica a tutti gli effetti ed autonoma, sviluppando questa disciplina come una scuola di psicoterapia tout court, curata non da scrittori o pittori o scultori o da psicologi di altre scuole di specializzazione, ma da specialisti in questo particolare tipo di psicoterapia con peculiari fondamenti teoretici e pratici. I soliti problemi dei baroni …( non mi riferisco a Pasanisi ovviamente)
Il problema attuale sta nella mancanza di un Albo degli Arteterapeuti, che i giovani artisti interessati e non,
secondo me, dovrebbero sollecitare…
L’Artepsicoterapia, intesa come una nuova scuola psicoterapeutica è contrassegnata da tre caratteristiche
fondamentali specifiche:
1) l'uso dell'arte e delle sue tecniche come strumento terapeutico;
2) l'approccio integrato, ove opportuno, con il training autogeno (TA) nella sua formulazione classica;
3) la costituzione eclettica, che le permette di attingere, sia sul piano teorico che su quello propriamente terapeutico, a diverse altre scuole, segnatamente alla Psicoanalisi, alla Psicologia analitica, alla Psicologia della Gestalt ed all'Analisi Transazionale (AT). Ne consegue come rilevante corollario che l'Artepsicoterapia cosi intesa si configura fra le cosiddette 'psicologie del profondo' e che integra 'tecniche analitiche' con 'tecniche esperienziali'.
Il presupposto principale dal quale partiamo per considerare l'A. non come una psicoterapia rieducativa, con una valenza essenzialmente sociale e di recupero, ma come una analisi del profondo, una 'psicoterapia ricostruttiva di tipo psicodinamico' è, in primo luogo, la teoria elaborata da Freud riguardo alla funzione dell'artista. Per il neurologo viennese la funzione fondamentale dell'arte è quella di mettere l'individuo in comunicazione con il suo Inconscio e di consentirgli di gustarne le fantasie senza rimprovero e senza vergogna, liberando profonde tensioni della psiche. L'arte quindi per Freud rappresenta uno dei mezzi più adeguati per tollerare l'esistenza; come una sfera posta tra Eros e Thanatos, rappresentante una soddisfazione del desiderio sostitutiva, non ossessiva né‚ nevrotica: una sorta di passaggio, di via regia verso l'inconscio, come il sogno; ma, a differenza del sogno, più organicamente e compiutamente creativa. Ricordandoci che tutti condividiamo gli stessi meccanismi psichici, sia conflitti che angosce, è possibile stabilire una continuità tra il fruitore e l'artista, rendendo così reale la comunicazione, anche se difficile e fluttuante nelle sue misteriose e fantasmagoriche valenze simboliche e sovra temporali. In questo senso si comprende come l'approccio psicoterapeutico ricostruttivo, e in particolare quello psicoanalitico, rappresenti uno degli strumenti più validi. Grazie proprio a questi presupposti teorici è possibile costituire dei gruppi di lavoro in cui ognuno esprima la personale creatività per conoscere meglio il proprio mondo inconscio e per cercare, conoscere ed interpretare, con l'aiuto dell’ artepsicoterapeuta, le proprie problematiche.

La prassi nell’ Artepsicoterapia
Nella prassi si alternano a 'sedute monotematiche' 'sedute a tema libero: nella prime il 'soggetto tematico' viene proposto dal terapeuta, con l'approvazione del gruppo; nelle sedute a tema libero il 'soggetto' è scelto liberamente dai componenti del gruppo. All'interno di ogni seduta vengono distinte tre fasi: la prima è quella 'creativa', in cui i componenti del gruppo devono creare l'opera nella massima libertà; la seconda fase è 'interpretativa', in cui il gruppo interpreta le opere creative dei singoli componenti del gruppo con la supervisione del terapeuta ed, eventualmente, del coterapeuta; la terza fase è quella 'analitica', in cui si analizzano le dinamiche che si innescano all'interno del gruppo attenendosi ai criteri della psicoterapia analitica di gruppo e delle psicoterapie esperienziali (la Gestalt e lo Psicodramma segnatamente).
L'ART è indicata elettivamente per individui che soffrono per disturbi ansiogeni piuttosto che per la riabilitazione e l'inserimento nel gruppo di minorati: l'inserimento nel gruppo è normalmente preceduto da reattivi di tipo proiettivo, e alla fine si confrontato poi i reattivi d'ingresso e i reattivi finali. Dall'esperienza sul campo, risulta che nel 60 per cento circa dei casi si produce un miglioramento complessivo dell'equilibrio psicofisico ed in particolare una maggiore capacità di socializzazione, maggiore fiducia in se stessi e un consolidamento dell'Io, accertato attraverso reattivi e questionari. Il 40 per cento circa dei casi non riscontra significativi cambiamenti, in alcuni casi per la presenza di problematiche latenti di tipo psicotico o per mancanza di motivazioni adeguate.
Le 'tecniche fondamentali' in Artepsicoterapia sono tre:
1. Psicodramma Creativo (PC)
2. Poiesi-Terapia (PT)
3. Icono-Terapia (IT)
Si possono svolgere in due fasi, una 'attiva' ed una 'ricettiva', ma sempre si conclude con una fase 'rielaborativa'.





Silvana Dallera, psicoterapeuta e docente presso il MAR e Claudio Spadoni, ex direttore MAR Ravenna.



Silvana Dallera e Philippe Daverio


ABOUT ME

Expert d'Europe nr 1294
Dott.ssa in Psicologia, specializzata in Psicoterapia.
Iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti- Saggista
Socia Onoraria “Camera Europea degli Arbitri stragiudiziali e dei Periti esperti”- “Esperto d’Europa in Psicosomatica” 

 

  

 



Studi artistici
Pianoforte-Conservatorio di Alessandria
Danza classica ( Susanna Egri e Carla Perrotti, Teatro Regio di Torino e Teatro Erba di Torino)
e moderna Certificato di Decimo anno ( metodo classico e metodo Graham )
Linguaggio corporeo e applicazione delle psicoterapie a focalizzazione corporea (Diploma biennale di Specializzazione).
Accademia di Belle Arti di Bologna

Lavoro in ambito artistico
Consulente in campo artistico e grafico pubblicitario.
Docente di Arte e Psicologia, presso “ Il Mestiere delle arti” , Corso di Alta formazione artistica, promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Premio Porticato Gaetano ( pittura)

Docenze
Docente di Psicologia Direzione Generale Formazione USSL Torino
Docente e coordinatrice -Società Italiana di Medicina Psicosomatica
Docente e consulente per Riza Psicosomatica dal 1986 al 1992 .
Docente di Arte e Psicologia, presso “ Il Mestiere delle arti” , Corso di Alta formazione artistica, promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Marketing e Pubblicità, Selezione e Formazione
Fiat Auto SpA, Torino, Direzione del personale;
Distriborg Italia, Milano.
Artime, Milano
Bijorg (Prodotti Biologici),.
“Riza Psicosomatica”,
Tecniche ed.Riza, Direttore Gianpaolo Lai.-

Pubblicazioni e rubriche
“Controcampo”
“Artime” “No Limits World” (Psicologia dell’estremo)
Gruppo Futura dal 1998 al 2000
dal 1998 “Viver sani” dal 1987 al 1996 “Salute e Prevenzione” dal 1987 al 1996. “Guida alla salute Medica”, ed.Fabbri, sezione Psicologia.Il Corriere, Repubblica, Il Giornale, La Gazzetta dello sport, Controcampo,Class, Monsieur, Grazia, Oggi, Anna, Amica, Gioia, MarieClaire, Vanity Fair, Gioia…

In radio
Radio Rai.
Radio 24 Rubrica fissa in diretta ”Il bello della vita”
Radio Svizzera Italiana.
Radio Dimensione Suono

Televisione
Più TV volte ospite in qualità di specialista presso la RAI, Mediaset, La7 ( e alcune emittenti private e fra cui Mediolanum Channel)
Rai 1 “Uno mattina”
Rete 4 “Il bello della vita”
Canale 5 “M. Costanzo Show”
La 7  varie 

SILVANA DALLERA: Opera "Secondo Canto"

 Maria Rita Montagnani: "La vicinanza nella lontananza" 

Silvana Dallera, opera "Secondo Canto". Tecnica mista su tela, 60x80 - 2006



Silvana Dallera è un'artista poliedrica, sfaccettata come un prisma nel suo essere creativamente ricettiva ad ogni forma e colore che il mondo le ispira.Così quel mondo diventa per la Dallera rappresentazione di un'interiorità profonda e sensibile,che traduce il visibile dapprima in sensazioni intime e successivamente in sentimenti universali. L'astrazione compositiva delle opere della Dallera, risponde adeguatamente a quel senso "cosmico" in cui si trova immersa la vita umana al di là di ogni vincolo e legame terreno e materiale,ma che porta con sé il grande e insondabile mistero dell'Essere. E' una ricerca quella di Silvana Dallera,che allude e addita a lontananze siderali e abissali,quei luoghi della mente dove il cuore spesso si estrania e si cela alla vista,ma che pure scopre con essa una vicinanza totale nel sentirsi parte del creato,un ceeato tanto immenso quanto immenso è il suo imperscrutabile disegno.L'arte e in special modo l'informale, rappresenta per la Dallera un indispensabile strumento per indagare la materia prima dell'esistenza,il caos primigenio,e  per ricostituirlo poi in un cosmo dove la dissonanza è tradotta in equilibrio cromatico ed armonia formale.Dunque ogni opera di questa artista diviene  spettacolo di grandezza e del sublime , la cifra stilistica in cui Silvana racchiude una partecipazione empatica con ciò che di più autentico e sostanziale costituisce l'Anima del mondo.La vicinanza nella lontananza.E la segreta e profonda affinità dell'artista con entrambe.

MariaRita Montagnani
 



 

SILVANA DALLERA VINCITRICE PREMIO CRITICA E PREMIO ARTISTI

CONCORSO NAZIONALE PITTURA ASTRATTA 

Silvana Dallera, Secondo Canto. Acrilico, toner e gesso su tela, 60x80 - 2006

Come artista informale cerco di penetrare la realtà, la materia, la vita, 
per coglierne l’atto magico-vitale, che sta nella zona liminale




Le voci della giuria:

Tra le opere esposte mi ha colpito la tua per l’architettura compositiva e l’equilibrio dei colori.
Complimenti!

Ritengo che quest'opera sia davvero ispirata.
Ne apprezzo in particolare i cromatismi di rara qualità.  Non vi sono eccedenze, né mancanze. 
Quest'opera ha una metrica, un respiro che accompagnano il sè in un'intima dimensione.

Scelgo Silvana Dallera, la quale ha saputo con l'accostamento graduale dei colori rendere visibile il suo pensiero "oltre" l'apparenza. L'azzurro  e le pennellate di verde esprimono la speranza, mentre il rosso con il suo buco nero sottolinea la necessità della fede in questo nostro mondo confuso, martoriato, molto spesso cinico e privo di disponibilità verso l'altro, dimentico dei veri valori. La pittura serve non per deliziare la vista, ma per comunicare e Silvana Dallera lo ha fatto!            
Angela Resta Andreace  
                                             
La mia opera preferita è quella di Silvana Dallera, mi sembra interessante per ritmo colori e composizione.
Andrea T.

Tra le opere esposte mi ha colpito la tua per l’architettura compositiva e l’equilibrio dei colori.
Complimenti!
Remo Romagnuolo

In questo tuo bel pezzo.. c'è tutto un vissuto che affiora.. in maniera aurorale..un buon viaggio in questa memoria.. che si fa segno del Tempo. 
Gianfranco Sergio

Molto molto bello!! Brava Silvana...davvero brava in tutto quello che fai
Carla Montella






SI CURA L'UOMO, NON SOLO LA MALATTIA

Intervista alla Dott.ssa Silvana Dallera, 
Psicologa e Psicoterapeuta,Medicina psicosomatica

Talvolta la psicoterapia affiancata alla cure specialistiche, 
compie "miracoli" e c'è addirittura chi, con una lunga autoanalisi,e cure adeguate
è riuscito a sconfiggerele peggiori forme di cancro. Con queste affermazioni non voglio in
alcun modo minimizzare l'importante lavoro dei medici ai quali bisogna
sempre rivolgersi, ma molti medici specialisti cominciano
 a curare con un approccio PSICOSOMATICO. Si cura l'uomo, non solo la malattia.
Un esempio chiaro e semplice viene dalla ormai famosa scrittrice americana
Louise Hay, di cui segnalo un libro significativo "Puoi guarire la tua vita"
Ediz.Armenia di Milano.
Louise fu colpita da un cancro vaginale e le venne proposto l'intervento
chirurgico, ma lei prese tempo e ricercò dentro di se' la causa che aveva
scatenato questo male terribile: da bambina era stata spesso maltrattata ed
aveva subìto la prima violenza sessuale a cinque anni. Verso i quattordici
anni venne violentata dal patrigno e a questo punto scappò di casa cercando
di cambiare vita, ma non fu tutto facile considerata la sua giovane età.
Comprese che il male l'aveva aggredita proprio dove era stata così duramente
colpita ed era la manifestazione di un profondo risentimento che aveva
covato a lungo sino a farla ammalare: doveva dunque superare la rabbia anche
se non era semplice.
Lesse tutti i libri che potè sulle medicine alternative naturali cercando
senza sosta il metodo per guarire, ma soprattutto imparò a stimarsi e a
volersi bene: questo era il passo più importante ed efficace per sconfiggere
la malattia. Sei mesi dopo Louise, che ovviamente non rinuncio' alle cure mediche,
 era guarita ed ebbe la conferma che tutte
le malattie possono essere curate se lo vogliamo e se siamo disposti a
perdonare noi stessi e gli altri per il male fatto.
Lo studioso americano George Solomon è stato tra i primi a dimostrare come
un eccessivo stato di ansia provochi seri danni all'organismo
 compromettendo il sistema immunitario.
Anche la psicologa e psicoterapeuta Silvana Dallera,
del Centro diagnostico italiano di Milano, dichiara a tal
proposito: "Il mondo scientifico ha ormai accertato che alcuni stress
emotivi sono in grado di alterare il sistema immunitario, ma si è ancora
lontani dallo stabilire i meccanismi di causa ed effetto tra energia
psichica e reazioni fisiche."
Ci racconta la Dott.ssa Dallera che si può davvero guarire con le cure mediche soprattutto
se sono supportate dalla forza di volontà, dall'analisi di sé e dal voler tornare alla gioia di vivere.
Ne sa qualcosa Mark P., 43 anni, di Chicago, quando gli comunicano che ha il
cancro e gli resta poco da vivere. Così lascia il suo lavoro in banca e
parte per un lungo viaggio, dedicandosi totalmente allo studio del violino,
sua grande passione. Diventa persino un apprezzato musicista e gira
l'America mietendo successi. Dopo alcuni anni scopre con gioia che il tumore
è totalmente scomparso.
Per studiare migliaia di casi straordinari come questi è nata una nuova
scienza: la psicoimmunologia, che studia i rapporti tra sistema nervoso,
endocrino e immunologico. Da una decina d'anni conferma con ricerche e
risultati che c'è un legame tra depressione e tumori o Aids.
E' stato provato che un lutto in famiglia, un lavoro insoddisfacente o
continue tensioni nervose indeboliscono le resistenze immunitarie.
Un' indagine realizzata in Germania dall'Eupsyca (un gruppo di
psiconcologia internazionale) effettuata su 15.000 malati di tumore, ha
rilevato che la maggior parte delle donne col tumore al seno o all'utero
avevano sempre represso i loro sentimenti più profondi, i loro istinti,
avevano negato i propri bisogni rinunciando ad essere se stesse pur di
compiacere gli altri. Molti studiosi sono concordi nell'affermare che la
volontà e un intenso desiderio di guarire sono determinanti, che ci sono
malati che hanno superato situazioni gravissime grazie ad una fortissima
voglia di vivere. Uno spirito combattivo e ottimista aiuta dunque a guarire
ma, prima di ammalarsi, conviene imparare a prevenire, ad amarsi e ad accettarsi
per come si è .
 Amarsi e perdonarsi sono i primi gradini per la guarigione.
Un altro libro utile al riguardo può essere "Chi è felice non si ammala"
ed.Mondadori, della giornalista torinese Daniela Daniele. Per anni si è
interessata di medicina psicosomatica e ha deciso di divulgare le sue
esperienze e le benefiche considerazioni. Racconta di come lei stessa
scopre, con l'aiuto di un medico, che si soffre fisicamente soprattutto per
i sensi di colpa, poi per la tristezza, per i problemi, per i disagi
interiori.
Queste teorie vengono dunque ormai supportate da
eminenti medici e scienziati in tutto il mondo. 

Così ci illustra la Dott.ssa in Medicina Psicosomatica Silvana Dallera
la scienza ha finalmente riconosciuto i poteri della psiche nel processo
di guarigione o, meglio, di prevenzione alle malattie, soprattutto
quelle più gravi. Dunque, quando ci sentiamo male, o ci viene mal di testa o
di stomaco, cominciamo prima a chiederci quale è la situazione che ha
indebolito le nostre difese immunitarie e andiamo a scoprire le cause che
l'han determinata.Una psicoterapia di breve o medio termine è spesso risolutiva,
affiancata dalle cure mediche. Nel prossimo articolo portero' qualche esempio.


Approfondimento sul sito http://www.sublimen.com

Silvana Dallera, Membro della Camera degli Esperti d'Europa, Psicologa e Psicoterapeuta

LA TERZA COSA



Da “Gli angeli sopra Berlino” di W.Wenders, ultima scena.

LEI ( la trapezista ballerina )

“Non so se ci sia un fine, ma so che ci dev'essere una decisione.
Ora il tempo siamo noi.
Adesso è il mondo intero che prende parte alla nostra decisione.
Ora noi due non siamo più che noi due solamente.
Incominciamo qualcosa, decidiamo noi il gioco.
Io sono pronta...
ora tocca a te.
Hai tu in mano il gioco. Adesso o mai più.
Non c'è storia più grande della nostra, della mia e della tua, dell'uomo e della donna.
Una nuova storia di giganti, invisibili, riproducibili, nuovi progenitori.
Guarda i miei occhi... sono l'immagine della necessità.
La notte scorsa ho sognato uno sconosciuto, un uomo solo , il mio uomo..
Soltanto a lui potevo aprirmi, essere tutta sua, farlo entrare dentro di me tutto intero, avvolgerlo con il labirinto della comune beatitudine.
E lo so.
Sei tu quello.”
 
 

                   ……………………………………………………………………………


Rainer Maria Rilke : 

"Ma se quelli che sono infinitamente morti una figura a noi risvegliare potessero 
vedi, indicherebbero forse gli amenti degli spogli noccioli, che pendono, 
oppure significherebbero la pioggia che cade a primavera sulla terra scura.
E noi, che pensiamo alla felicità, come ascesi, avremmo l’emozione, che quasi sgomenta, 
di una cosa felice cadendo."
(ED, X )

                  …………………………………………………………………………….


LUI ( l’angelo “caduto” )

“E' successo qualcosa che continua a succedere, qualcosa che mi vincola. Era notte e adesso è giorno. Chi era... Chi ero...
Io ero in lei e lei era intorno a me.
Chi al mondo può dire d'essere mai stato insieme ad un altro essere umano?
Io SONO insieme.
Nessun bimbo mortale è stato concepito, ma un'immagine immortale. Comune.
Questa notte ho imparato a stupirmi.
E' venuta a prendermi e l'ho trovata a casa. 
C'era una volta...
C'era una volta... e dunque ci sarà.
L'immagine che abbiamo creato sarà l'immagine che accompagnerà la mia morte.
In questa immagine avrò vissuto.
Solo lo stupore su di noi ha fatto di me un uomo.
Io ora so ciò che nessun angelo sa."


                   ………………………………………………………….


Marina Cvetaeva, (Deserti luoghi), canta la morte di Rilke:

Felice anno nuovo - nuovo paese, tetto, mondo!
Prima lettera a te nel nuovo luogo ( di rose e fiori, dicono: nonsenso!)
incolto, sonoro, pieno di echi
come la stanza vuota di Eolo.
La prima lettera dalla di ieri ancora - dove mi consuma il di te senza - 
patria, per te già ora una/ delle stelle(...)

Mi dilungo. Dettagli. E devo - di corsa.
L’anno nuovo è alle porte. Con cosa, a chi brindare? 
Invece di schiuma, fiocchi di ovatta. 
Il rintocco – cosa c’entro io? 
Che farne del chiasso dell’ultimo dell’anno, di questa rima: Rainer-umer?
se tu, se un tale occhio s’è annotato, la vita non vita è, la morte non morte
è. 
Buio: capirò fino in fondo il giorno dell’incontro. 
Non vita né morte: la nuova terza cosa. 
E ad essa ( preparando giacigli – sette paglie – per il Venti)- 
Sei uno che muore (umer): che fortuna in te iniziare, in te finire, Rainer!
attraverso il tavolo, in occhio sconfinato brinderò con te con rumore zitto di vetro contro vetro? Non bicchieri si sfiorano – io e tu: la nuova, terza cosa (...).

( a cura di Silvana Dallera )

 

Arteterapia e arte-psicoterapia, differenti approcci


Principali approcci teorici nelle arti-terapie 

Approcci psicodinamici:
- teoria freudiana psicoanalitica: enfasi sul disvelamento dei contenuti inconsci e sull’insight, Judith Rubin;
- sublimazione e arte-terapia, Edith Kramer;
- simbolismo e arte-terapia: teoria e pratica clinica, Laurie Wilson;
- relazioni oggettuali e arte-terapia Arthur Robbins;
- psicologia del Sé e arteterapia, Mildred Lachman- Chapin;
- psicologia analitica junghianae arteterapia, Michael Edwards;
- cura attraverso le artivisive: un approccio junghiano, Edith Fallace;
- orientamento dinamico e arteterapia, Margaret Naumburg

Approcci umanistici:
- artiterapie creative basate sul modello adleriano, Rose Garlock;
- approccio fenomenologico all’arteterapia espressiva, Mala Betensky;
- Gestalt e artiterapie, Janie Rhyne;
- approccio umanistico all’arteterapia Josef Garai;
- approccio eclettico all’atreterapia, Harriet Wadeson

Approcci comportamentismi, congnitivisti e di sviluppo:
- approccio comportamentista dell’arteterapia, Ellen Roth;
- approccio cognitivista dell’arteterapia, Rawley Silver;
- sviluppo e arteterapia, Susan Aach-Feldman e Carole Kunkle-Miller




Bibliografia ad orientamento PsicoArteterapeutico
- C.G.Jung “Il simbolismo della messa” Boringhieri
- Ernst Kris e Otto Kurz, “ La leggenda dell’artista” Boringhieri
- Giampolo Lai,” Due errori di Freud” ed Boringhieri
- Francesco Bollorino (a cura di), Psichiatria online. Strumenti di ricerca scientifica, comunità terapeutiche, interazione fra medico e paziente, Milano, Apogeo, 1999
- Maurizio Bonicatti, “ Il caso Vincent Willem Van Gogh” ed. Boringhieri
- Sigmund Freud, “L'interpretazione dei sogni”, Roma, Newton Compton Editori, 1980
- Sigmund Freud. “Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio”, 2 volumi
- Marco Manzoni (a cura di), “Creazione e mal-essere”, Milano, Guerini e Associati, 1989
- Cesare Musatti, “Riflessioni sul pensiero psicoanalitico e incursioni nel mondo delle immagini.” ed. Boringhieri
- Joyce McDougall,” Eros. Le deviazioni del desiderio”, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1997
- Carlo Moiso - Michele Novellino,” Stati dell'Io. Le basi teoriche della Analisi Transazionale Integrata”, Roma, Astrolabio, 1982
- Marc Muret, “ Arte-terapia “, Como, RED Edizioni, 1991
- Luigi Pareyson, I problemi attuali dell'estetica, in AA.VV.,”Momenti e problemi di storia dell'estetica”, IV, Milano, Marzorati, 1961
- Roberto Pasanisi,” La forma della bellezza. Intorno alla genesi della lirica moderna: uno studio psicoanalitico”, in "Gradiva" (New York, U.S.A.), VI, 2, 1996, pp. 97-105
- Roberto Pasanisi “ Arteterapia e Training autogeno: un approccio psicoterapeutico integrato”, in "SIPE (Societ‚ Internationale di Psychopathologie de l'Expression) Newsletter" (Paris, France), 21, 2000, p. 4
- Roberto Pasanisi, “ Le muse bendate¯: la poesia del Novecento contro la modernità “, Pisa - Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 2000 (Prefazione di Constantin Frosin; Postfazione di Carmine Di Biase)
- Roberto Pasanisi, Una nuova scuola psicoterapeutica in Italia: l'Arteterapia, in "Psychomedia" (www.psychomedia.it), 12/VII/2001, www.psychomedia.it/pm/arther/art-ther/scuola.htm
- Roberto Pasanisi, L'Arteterapia in Italia, in "Attiva Mente" (www.attivamente.net), agosto 2001, -
- Fritz Perls “ L'approccio della Gestalt. Testimone oculare della terapia”, Roma, Astrolabio, 1977
- Robin Philipp, Evaluating the Effectiveness of the Arts in Healthcare, in Charles Kaye - Tony Blee (a cura di), The Arts in Health Care. A Palette of Possibilities, London and Bristol (Pennsylvania), Jessica Kingsley Publishers, 1997, pp. 250-261
- Gabriele Pulli,” Il mondo della caducità. Il desiderio come linguaggio del tempo in Freud “, Napoli, Liguori, 1982
- Jean-Luc Sudres, “L'Art-Therapie: actualités d'un concept et d'une pratique”, www.centrostudiarteterapia.org/products.htm, 1/V/2001



Silvana Dallera, psicologa, psicoterapeuta, artista        




Arte-terapia, definizione applicazioni; le forme ed i prodotti

Che cos’è l’Arte-Terapia: definizione e applicazioni

Si definisce arteterapia un insieme di metodiche psicoterapeutiche di sostegno appartenenti a diverse aree concettuali (analisi transazionale, cognitivista, ecc.) con scopi riabilitativi, psicopedagogici, psicoterapeutici e preventivi di forme di disagio psicosociale , che prevedano l'uso sistematico di pratiche espressive visivo-plastico-pittoriche tradizionalmente considerate artistiche, con l’assistenza e la coadiuzione di un esperto di tali pratiche espressive.
Come abbiamo visto l’arteterapia può essere definita come l’insieme dei trattamenti psicoterapeutici, soprattutto di sostegno, che utilizzano come principale strumento il ricorso all’espressione artistica allo scopo di promuovere la salute e favorire la guarigione, e si propone come una tecnica dai molteplici contesti applicativi, che vanno dalla terapia e la riabilitazione al miglioramento della qualità della vita.
Le risorse utilizzate sono le potenzialità che ognuno di noi possiede, chi più chi meno, di elaborare il proprio vissuto e di esprimerlo creativamente; dove educare sta per e-ducere, cioè portar fuori e, nella pratica terapeutica e riabilitativa, portar fuori dal buio verso una maggiore conoscenza e consapevolezza.
Il focus dell’arteterapia, più che sul prodotto artistico finale, è sul processo creativo in sé. Ciò che è importante è soprattutto l’esprimersi, il creare. L’atto di produrre un’ impronta creativa, infatti, permette all’individuo di accedere agli aspetti più intimi e nascosti di sé, di contattare ed esprimere le emozioni più recondite e spesso inaspettate, e di sperimentare e potenziare abilità spesso ignorate o inutilizzate. In questo senso il processo creativo, al di là del contenuto e del risultato finale, è già terapeutico in sé.
Ciò non toglie che queste impronte creative, e cioè i prodotti finali dell’espressione artistica, possano svolgere altre importanti funzioni. Prima di tutto rappresentano per “il creatore” una traccia di sé, la testimonianza della propria auto-affermazione e il ricordo delle esperienze vissute durante la sua produzione, e dunque un punto di partenza per ulteriori riflessioni. Inoltre, in quanto rappresentazione simbolica del mondo interno del soggetto, rappresenta per il terapeuta uno strumento privilegiato di accesso ai suoi contenuti interni, e dunque un materiale molto ricco ai fini della diagnosi e di una maggior comprensione del paziente.
Come tecnica terapeutica e riabilitativa l’arteterapia si è sviluppata solo di recente (circa una cinquantina di anni fa) in seguito ai successi ottenuti da alcuni specialisti in attività creative nell’ambito dell’assistenza sanitaria, della riabilitazione e dell’educazione speciale.
Il concetto stesso di arteterapia è dunque relativamente nuovo. Le sue origini, tuttavia, possono essere rintracciate nell’antico ed eterno rapporto tra cultura, arte, e sviluppo sociale.
L’esercizio del produrre la propria impronta creativa può essere considerato come indice di salute dell’individuo.
Da sempre l’arte è considerata una forma di comunicazione importante, che riesce ad arrivare dove le parole non riescono ad arrivare. Proprio per questa sua peculiarità l’arte è stata spesso oggetto di interesse per molti studiosi nel campo della psicologia.
Già lo stesso Freud si interessa all’arte. Egli tuttavia definisce l’artista come “uomo che si distacca dalla realtà poiché non riesce ad adattarsi alla rinuncia al soddisfacimento pulsionale che la realtà inizialmente esige, e lascia che i suoi desideri di amore e di gloria si realizzino nella vita della fantasia” (1911). L’artista, cioè, “trasforma le sue fantasie in una creazione artistica invece che in sintomi” . Per cui, il prodotto artistico per Freud si rivela specchio del mondo interno del soggetto, delle sue strutture e dei suoi processi psichici, e la creazione artistica diventa materiale di interpretazione per l’analista.
Anche se appare evidente la concezione patologica dell’arte (Freud coniò anche il termine patografia), e l’attenzione sul prodotto più che sul processo artistico, resta però il fatto che già Freud aveva colto la straordinaria peculiarità dell’arte come strumento privilegiato di accesso ed espressione dei propri contenuti interni.
Anche se da un’ottica molto diversa, anche Jung ha parlato di arte come un mezzo per contattare e esprimere le immagini appartenenti all’inconscio. A differenza di Freud, però, Jung (1966) porta l’attenzione sul processo creativo, che consiste, a suo parere, nell’attivare le immagini archetipiche inconsce, rielaborarle e tramutarle in un prodotto finito. L’artista è dunque colui che traduce le immagini archetipiche che derivano dal profondo inconscio nel linguaggio del presente, rendendole così comprensibili a tutti. A partire dalla sua teoria degli archetipi e dal concetto di inconscio collettivo - e ben lontano dalla concezione patologica di Freud - Jung attribuisce, dunque, all’arte un valore sociale.
Del valore sociale dell’arte, in quanto mezzo fondamentale di comunicazione in cui le emozioni individuali diventano generali e collettive, hanno parlato altri analisti. Hanno inoltre trattato del concetto di creatività e di immaginazione, ritenuti due momenti integranti e indispensabili ad una corretta conoscenza della realtà. La creatività stimola alla ricerca di nuove soluzioni e al cambiamento, dunque l’espressione artistica non è più una fuga dalla realtà, bensì ne diventa uno strumento di conoscenza fondamentale. Comunque, quelle che sono considerate le vere fondatrici dell’arteterapia sono Margaret Naumburg e Edith Kramer.
Margaret Naumburg (1947), di stretta derivazione psicodinamica, ha una visione molto vicina a quella di Freud e considera il prodotto artistico del paziente come uno strumento d’accesso ai suoi contenuti inconsci, da utilizzare nel corso della terapia come materiale da interpretare e favorire così l’insight e la risoluzione dei conflitti interni. L’espressione artistica del paziente è dunque vista ed utilizzata esclusivamente come strumento diagnostico. L’arte, dunque, come strumento ai fini della terapia, e non arte come terapia.
E
dith Kramer (1958), invece, si muove da un’ ottica completamente diversa e concentra l’attenzione sul processo creativo, ritenuto di per sé uno strumento terapeutico. L’espressione artistica del paziente non è vista solo come mezzo per l’espressione dei conflitti inconsci, ma come strumento per la loro risoluzione e come risorsa per la crescita e la maturazione personale. Arte, dunque, finalmente, come terapia.
L’applicazione dell’arte-terapia
si sviluppa con Edith Kramer.Dal 1958 in poi si può parlare di  arteterapia vera è propria, e cioè, come si è già detto, con lo spostamento dell’attenzione dal prodotto artistico come materiale da interpretare, al processo creativo vero e proprio, che, avvalendosi di simboli e metafore, coinvolgendo il soggetto in attività che implicano un impegno sensoriale e cinestesico, si propone come un mezzo per identificare ed esprimere le proprie emozioni, e per comprendere e risolvere certe difficoltà.
Si definisce arte-terapeuta una precisa figura professionale formata per utilizzare metodiche artistiche in stretta collaborazione con uno psicologo/psicoterapeuta in un preciso setting terapeutico.
L'Arteterapia contribuisce quindi alla diagnosi, alla presa in carico e al trattamento del disagio psicologico  e sociale.E’ rivolta  a differenti utenze: minori, anziani, disabili,, ammalati di Aids, pazienti oncologici e cardiopatici, nelle dipendenze, nelle condotte trasgressive, nei disturbi alimentari, ma attualmente anche nell'area del benessere e della salute. La natura multidisciplinare  (artistica, psicologica e pedagogica) dell'Arteterapia inserisce l'arteterapeuta tra le diverse figure professionali coinvolte nei  programmi di prevenzione, cura, benessere.
L'arteterapeuta ricorre ad un codice linguistico diverso rispetto alla parola che rimane tradizionalmente alla base e di pertinenza  di altre forme di terapia psicologica. Compito dell'Arteterapeuta è accompagnare l'utente nella scoperta del "fare" artistico mentre lo psicoterapeuta sostiene con la verbalizzazione la consapevolezza  di quanto espresso nella forma artistica.
La messa in forma visiva e concreta rende condivisibili le immagini e, grazie alla strategia di base della terapia, permette agli utenti di rendere riconoscibili desideri, traumi, aspirazioni, inquietudini e problemi che altrimenti rimarrebbero sopiti e non  compresi. In fondo è sempre più facile parlare delle tensioni o delle ombre espresse su una tela, che parlare dei propri conflitti e di ciò che di noi ci ripugna. All'interno d'una protetta e concordata relazione d'aiuto, grazie ad un percorso di cura individualizzato e tutelato, tramite  segni, forme e materia, nasce il rinforzo, la possibilità di esprimersi senza essere giudicati e quindi di gestire meglio il proprio malessere, fino ad una possibile risoluzione..
Fare A. in questa prospettiva significa collaborare con  il paziente per costruire una gerarchia negli atti creativi esaminando varie ed eclettiche soluzioni a problemi e tematiche. E’ fondamentale affiancare immagini (rappresentazioni)  a metodi artistici per correggere, inquadrare, capire, assecondare  e trasformare rispettando le caratteristiche e le potenzialità del singolo utente.
Quindi lo scopo dell'A. non è interessarsi  al prodotto artistico in sé, scoprire talenti e facilitare esposizioni, ma avvicinarsi all'esperienza interiore che questo prodotto veicola.
L’A. in un certo senso “utilizza” le capacità dell’emisfero destro del cervello ( soprattutto se alcune abilità dell’emisfero sinistro sono carenti o nulle) nell’ambito di un preciso programma terapeutico a doppia conduzione rivolto all’utente o al gruppo di utenti..
 

1a ) Arte terapia del processo creativo

L’esercizio dell’arte è un indice di salute dell’individuo e genera a sua volta salute.
È stato dimostrato che quando una persona è immersa in un’attività creativa riceve una serie di sollecitazioni a livello fisico, intellettuale e emozionale i quali producono mutamenti organici e psicologici che favoriscono i processi di guarigione in senso lato. (onde alfa, endorfine, rallentamento battito cardiaco, possono essere alcuni effetti)
Nel fare arte l’artista si riappropria delle modalità di conoscenza e di azione sul mondo tipiche del Bambino ( ved. Analisi Transazionale, bibliografia.). Vi è infatti una totale presenza e coinvolgimento verso ciò che si sta vivendo, la curiosità spinge a sperimentarsi in tutte la proprie potenzialità, e per di più, divertendosi. La fatica e l’ansia che possono assalire l’adulto nel momento espressivo, costituiscono un grave handicap che spesso  porta a perdere il piacere del fare arte per deviare in automatismi, comportamenti fissi e ripetitivi, sicuramente più comodi e rassicuranti, ma non evolutivi. A questo proposito potremmo esaminare, in un eventuale prossimo incontro, quali sono le situazioni più ricorrenti che inibiscono il libero fluire dell’espressione di sé. L’artista è coinvolto nella sua totalità mente corpo.Come dice Gaston Bachelard in certi momenti “Io non sono più nel mondo. Io sono il mondo.” L’impegno intellettivo e cognitivo è legato all’immaginazione e all’idea azione del prodotto ma, nel momento del fare, viene sollecitato un impegno percettivo, sensoriale e motorio. La difficoltà personale di integrare le fratture fra psiche e soma, mente e corpo, genera spesso blocchi e frustrazioni che vengono sanate dal fare arte . Questo, ovviamente, vale per tutti!
L’attività artistica promuove l’attivazione dell’emisfero destro del cervello che presiede alle attività legate al pensiero analogico (intuizione, segnali corporei, immaginazione, fantasia). Nel modello occidentale il pensiero analogico è ritenuto meno importante rispetto al pensiero logico razionale, legato all’attività dell’emisfero sinistro. Ma il nostro senso di benessere, e l’autostima che ne deriva, necessitano dell’attività congiunta dei due emisferi del cervello per poterci adattare adeguatamente ai molteplici mutamenti del reale in cui viviamo. Il così detto “pensiero laterale” dell’emisfero destro è fondamentale per arginare i limiti del pensiero logico formale al fine di appropriarsi di nuove modalità di guardare e operare sulla realtà, identificare e affrontare blocchi emozionali, aumentare l’autoconsapevolezza, incrementare l’autostima e la percezione di autoeffacacia, affermare la propria individualità sviluppare nuove strategie di comportamento, incrementare capacità relazionali e comunicative, elaborare una propria dimensione spazio temporale.
È la coscienza di un’ambivalenza ma di un’ambivalenza eccitata, attiva, dinamica, che costringe  a valorizzarsi.

Silvana Dallera: "Anche se da un’ottica molto diversa, anche Jung ha parlato di arte come un mezzo per contattare e esprimere le immagini appartenenti all’inconscio". 

2 ) Le forme e i prodotti delle arti-terapie: arti visive e arti plastiche

L’incisione
L’incisione è una tecnica adatta ad un utente risoluto nei confronti della materia. Per lui la materia esiste. Ed esiste immediatamente sotto la mani che lavorano. La materia è varia, può essere pietra, ardesia, legno, rame, zinco. Essa è dunque il primo avversario dell’utente poiché possiede simbolicamente tutte le molteplicità del mondo ostile, del mondo da dominare. Chi incide è sorretto da una fantasia di volontà, cerca la perfezione, la pazienza, la puntigliosità. Il processo è costellato di collere sottili e felici che sono per l’utente altrettanti incoraggiamenti a volere. La salutare efficacia e prudenza delle mani di chi incide ha un esito estetico che non riesce quasi mai a nascondere la storia del lavoro. Un attento osservatore potrebbe riviverlo perfino dopo le astuzie dell’acido sul rame, dopo i diversi stratagemmi degli intagli su legno o l’approccio predente alla granitica epidermide della pietra.
L’incisone è l’arte che sola fra tutte non può ingannare, è primitiva, preistorica. L’originaria materia che l’artista ha lavorato non si lascia tradire o mascherare. Questo tipo di produzione stimola le immagini del risveglio, della sorpresa. Può essere adatto per utenti che devono ritrovare  carattere, volontà, bisogno d’agire, provocare è il suo modo di creare attraverso il duello delle materie. L’incisore è lo scultore della pagina bianca.

Il disegno
Produrre un disegno significa avvicinare fra loro due materie, la matita nera verso la carta.
La carta viene risvegliata dal suo incubo bianco. A quale distanza inizia l’intimo richiamo reciproco del nero e del bianco? La fisica risponde che il flusso d’atomi di carbone invade la carta alla distanza di un decimillesimo di millimetro. Ma gli atomi sono mille volte più piccoli!
Ora la falange dei sogni attivizza l’accostamento delle materie e ne indirizza l’azione.
L’utente attraverso il segno, la forma, il colore sperimenta un aspetto ludico, uno narrativo e uno conoscitivo. Sia il disegno che la pittura hanno un valore proiettivo, tanto è vero che sono noti i numerosi test proiettivi che utilizzano le arti grafiche (test della figura umana di Manchover, il test dell’albero e della famiglia di Koch e il test della casa di Buck.) A prescindere dai test qualunque impronta lasciata dall’artista sul foglio o sulla tela può essere analizzata per il modo in cui viene utilizzato lo spazio, per il tratto, per la scelta cromatica.
Anche gli strumenti hanno un loro valore simbolico. Ad esempio matite, penne, pennarelli, o altri strumenti facili da usare per il loro tratto nitido e definito sembrano dare sicurezza e infatti sono talvolta usati da persone con tratti ossessivi compulsivi.

La pittura
La pittura, più che ogni altra arte, è direttamente e palesemente creatrice. Consciamente o non l’utente percepisce la vibrazione del colore, sente che il colore vive di un continuo scambio tra materia e luce, fra armonie e contrasti quindi a causa di questo processo egli rinnova in sé, in modo terapeutico le grandi fantasie cosmiche. I suoi sogni sono situati tra la materia e la luce e come un alchimista cerca di escogitare sostanze, accrescere o spegnere luminosità, provocare contrasti. Il giallo di Van Gogh è un oro d’alchimista, non è mai un giallo paglierino, è un oro individuato archetipicamente nei sogni del genio. Non appartiene più al mondo, è proprietà del cuore di un uomo, è verità elementare scoperta nelle meditazioni di tutta una vita.
Nell’acquarello l’utente trasforma la materia necessaria di un elemento naturale, l’acqua, nella materia libera del sogno e della creazione artistica. Le immagini dell’acqua così trasparenti lasciano tuttavia impronte indelebili. Tali immagini non stregano un sognatore qualunque, qui il bambino e il saggio si trovano e talvolta si congiungono e riflettendone la trasparenza interiore.
Le tempere, gli olii, o gli approcci più gestuali sporcano e richiedono un coinvolgimento maggiore a livello emozionale. Il collage, benché creativo nell’assemblaggio, viene di solito preferito da persone che si sentono in qualche modo minacciate da un’attività creativa troppo esplosiva.
La scelta invece di utilizzare più strumenti e più tecniche insieme è indice di grande flessibilità ed è molto utile nello sviluppo del pensiero laterale.
Il modo in cui gli utenti effettuano le loro scelte, ci dice già molto.

La fotografia e il video
Musatti già nel 1950 aveva capito l’importanza psicoanalitica di tali mezzi espressivi, segnalando l’analogia tra sogno e immagine. Sia nei sogni che nella fotografia, o nella videoproduzione, le immagini presentano un carattere di realtà pur non inserendosi nella realtà.
Queste immagini rispondono ai bisogni più intimi permettendone la soddisfazione allucinatoria.
Qui in particolar modo l’atteggiamento ricettivo (concavo), così come la scelta della luce e delle ombre luci, una certa “passività del fare” delegato alla macchina  inducono una particolare modificazione dello stato di coscienza dell’utente, sia che le immagini siano da lui prodotte, sia che, come più comunemente accade, gli vengano proposte. Qui i meccanismi psicologici coinvolti sono principalmente quelli di identificazione e di proiezione, per cui si affrontano conflitti interni cogliendoli, come oggettivi, nell’immagine.  Essere consapevoli di questo è un momento molto importante di crescita personale.
Tali mezzi espressivi possono essere usati anche in forma più attiva, e questo accade quando il gruppo  partecipa alla creazione della sceneggiatura, della scenografia fino alla produzione e alla recitazione. La performance, fotografata o filmata è in sé uno psicodramma.

La scultura
La scultura , in particolare, può essere letta come l’immagine della volontà di ascesa , di potenza  o ironica onnipotenza . Qui l’artista ha fantasie attive che lo spingono a intervenire sulla materia “ostile” come la pietra, i marmi, i metalli. Questo processo può essere letto come una necessità di azione, di estroversione, a volte di contenimento dell’aggressività.
Le materie terrestri quando l’utente le lavora con mano curiosa e volenterosa sembrano eccitare la volontà di lavorarle. In questo caso la scultura sollecita un’immaginazione attiva di una volontà che sogna e che, sognando, attribuisce un futuro alla sua azione. È l’homo faber, un modellatore, un fonditore, che non cerca solo la sua forma precisa, ma anche la materia adeguata, che può realmente sostenere la sua forma. L’utente ama questo sostegno, la durezza materiale che conferisce durata alla forma ma, “prevede” la resistenza della materia e si predispone ad una psicologia del contro che troverà il suo completamento nelle immagini archetipiche di una psicologia del dentro. (Anish Kapoor, pietre cave) La pietra cava suggerisce il bisogno di ritorno alla quiete delle origini, all’intimità della “casa originaria”, fino all’intimo segreto riposo della materia. In moltissimi lavori nell’ambito della scultora infatti si può riscontrare l’azione di una sintesi ambivalente che unisce in maniera dialettica il contro e il dentro, l’estroversione e l’introversione. Il prodotto porta dunque una forte impronta del soggetto e questa traccia è così evidente che si può avere la più sicura diagnostica dei temperamenti. Ma è soprattutto nell’attività dell’impasto manuale che l’artista compie un gesto archetipico fondamentale, penetrare nell’umidità della materia con la forza della mano. Qui femminile e maschile si incontrano.