| Silvana Dallera, Membro della Camera degli Esperti d'Europa, Psicologa e Psicoterapeuta |
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SI CURA L'UOMO, NON SOLO LA MALATTIA
Beni indivisibili e beni comuni -L'elemento terzo-
Secondo l'opinione di Gustavo Zagrebelsky “Potere e politica si legano perché uno è fine dell’altro." Concordo assolutamente con questa affermazione e, anzi, aggiungerei l'elemento ricchezza, che ben si coniuga di questi tempi con potere e politica.
Potere, onorificenze e ricchezza sono beni non condivisibili. Se li posseggo io, li devo sottrarre a te. Chi li possiede spesso vive in un circolo vizioso, autoreferenziale ed esclusivo. Una specie di istituzione totale, parafrasando Basaglia, il cui unico scopo è preservare se stessa. In questo avvitamento egotico, si perde la coscienza di sé e della realtà. La causa è l' eccessivo compiacimento con cui ci si guarda, connesso con la tendenza a fare di se stessi l'oggetto privilegiato di ogni riflessione. Paradossalmente l'individuo egotico che possiede potere, onori, ricchezza diventa psicologicamente sempre più bipolare, sempre più forte ma al tempo stesso più fragile ed intollerante, perché l' attaccamento a beni non condivisibili genera paura, l'angoscia di una perdita "esclusiva". L'individuo in preda a tale terrore si sente vittima poiché "personali" sono i privilegi e quindi anche le perdite. Non è raro che si originino fobie ( perché solo io ? ), atteggiamenti compulsivi, depressione, vittimismo, arroganza, ribellione, negazione della realtà.
Al contrario esistono beni comuni illimitati, per cui se ne godo io, puoi farlo anche tu. La natura, lo sport, la salute,la meditazione, l'amore, la contemplazione, l'amicizia, la riflessione, la solidarietà sono alcuni fra i beni illimitati, di cui tutti possono fruire in un circolo virtuoso che alimenta invece di depauperare.
L'elemento terzo, dal mio punto di vista, è la consapevolezza , molto diversa dalla furbizia sghemba e predatrice del qui ed ora a cui siamo tristemente abituati. Capovolgere il paradigma capitalistico e imparare a desiderare cio' che è condivisibile e non esclusivo sarebbe un grande passo di civiltà.
LA TERZA COSA
Da “Gli angeli sopra Berlino” di W.Wenders, ultima scena.
LEI ( la trapezista ballerina )
“Non so se ci sia un fine, ma so che ci dev'essere una decisione.
Ora il tempo siamo noi.
Adesso è il mondo intero che prende parte alla nostra decisione.
Ora noi due non siamo più che noi due solamente.
Incominciamo qualcosa, decidiamo noi il gioco.
Io sono pronta...
ora tocca a te.
Hai tu in mano il gioco. Adesso o mai più.
Non c'è storia più grande della nostra, della mia e della tua, dell'uomo e della donna.
Una nuova storia di giganti, invisibili, riproducibili, nuovi progenitori.
Guarda i miei occhi... sono l'immagine della necessità.
La notte scorsa ho sognato uno sconosciuto, un uomo solo , il mio uomo..
Soltanto a lui potevo aprirmi, essere tutta sua, farlo entrare dentro di me tutto intero, avvolgerlo con il labirinto della comune beatitudine.
E lo so.
Sei tu quello.”
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Rainer Maria Rilke :
"Ma se quelli che sono infinitamente morti una figura a noi risvegliare potessero
vedi, indicherebbero forse gli amenti degli spogli noccioli, che pendono,
oppure significherebbero la pioggia che cade a primavera sulla terra scura.
E noi, che pensiamo alla felicità, come ascesi, avremmo l’emozione, che quasi sgomenta,
di una cosa felice cadendo."
(ED, X )
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LUI ( l’angelo “caduto” )
“E' successo qualcosa che continua a succedere, qualcosa che mi vincola. Era notte e adesso è giorno. Chi era... Chi ero...
Io ero in lei e lei era intorno a me.
Chi al mondo può dire d'essere mai stato insieme ad un altro essere umano?
Io SONO insieme.
Nessun bimbo mortale è stato concepito, ma un'immagine immortale. Comune.
Questa notte ho imparato a stupirmi.
E' venuta a prendermi e l'ho trovata a casa.
C'era una volta...
C'era una volta... e dunque ci sarà.
L'immagine che abbiamo creato sarà l'immagine che accompagnerà la mia morte.
In questa immagine avrò vissuto.
Solo lo stupore su di noi ha fatto di me un uomo.
Io ora so ciò che nessun angelo sa."
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Marina Cvetaeva, (Deserti luoghi), canta la morte di Rilke:
Felice anno nuovo - nuovo paese, tetto, mondo!
Prima lettera a te nel nuovo luogo ( di rose e fiori, dicono: nonsenso!)
incolto, sonoro, pieno di echi
come la stanza vuota di Eolo.
La prima lettera dalla di ieri ancora - dove mi consuma il di te senza -
patria, per te già ora una/ delle stelle(...)
Mi dilungo. Dettagli. E devo - di corsa.
L’anno nuovo è alle porte. Con cosa, a chi brindare?
Invece di schiuma, fiocchi di ovatta.
Il rintocco – cosa c’entro io?
Che farne del chiasso dell’ultimo dell’anno, di questa rima: Rainer-umer?
se tu, se un tale occhio s’è annotato, la vita non vita è, la morte non morte
è.
Buio: capirò fino in fondo il giorno dell’incontro.
Non vita né morte: la nuova terza cosa.
E ad essa ( preparando giacigli – sette paglie – per il Venti)-
Sei uno che muore (umer): che fortuna in te iniziare, in te finire, Rainer!
attraverso il tavolo, in occhio sconfinato brinderò con te con rumore zitto di vetro contro vetro? Non bicchieri si sfiorano – io e tu: la nuova, terza cosa (...).
( a cura di Silvana Dallera )
Il pensiero economico di Papa Francesco: oltre Marx contro la 'globalizzazione dell'indifferenza'
Nasce a Buenos Aires ll'idea di fondo di una prospettiva che ponga al centro l'uomo e non il profitto
Arteterapia e arte-psicoterapia, differenti approcci
- C.G.Jung “Il simbolismo della messa” Boringhieri
- Ernst Kris e Otto Kurz, “ La leggenda dell’artista” Boringhieri
- Giampolo Lai,” Due errori di Freud” ed Boringhieri
- Francesco Bollorino (a cura di), Psichiatria online. Strumenti di ricerca scientifica, comunità terapeutiche, interazione fra medico e paziente, Milano, Apogeo, 1999
- Maurizio Bonicatti, “ Il caso Vincent Willem Van Gogh” ed. Boringhieri
- Sigmund Freud, “L'interpretazione dei sogni”, Roma, Newton Compton Editori, 1980
- Sigmund Freud. “Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio”, 2 volumi
- Marco Manzoni (a cura di), “Creazione e mal-essere”, Milano, Guerini e Associati, 1989
- Cesare Musatti, “Riflessioni sul pensiero psicoanalitico e incursioni nel mondo delle immagini.” ed. Boringhieri
- Joyce McDougall,” Eros. Le deviazioni del desiderio”, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1997
- Carlo Moiso - Michele Novellino,” Stati dell'Io. Le basi teoriche della Analisi Transazionale Integrata”, Roma, Astrolabio, 1982
- Marc Muret, “ Arte-terapia “, Como, RED Edizioni, 1991
- Luigi Pareyson, I problemi attuali dell'estetica, in AA.VV.,”Momenti e problemi di storia dell'estetica”, IV, Milano, Marzorati, 1961
- Roberto Pasanisi,” La forma della bellezza. Intorno alla genesi della lirica moderna: uno studio psicoanalitico”, in "Gradiva" (New York, U.S.A.), VI, 2, 1996, pp. 97-105
- Roberto Pasanisi “ Arteterapia e Training autogeno: un approccio psicoterapeutico integrato”, in "SIPE (Societ‚ Internationale di Psychopathologie de l'Expression) Newsletter" (Paris, France), 21, 2000, p. 4
- Roberto Pasanisi, “ Le muse bendate¯: la poesia del Novecento contro la modernità “, Pisa - Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 2000 (Prefazione di Constantin Frosin; Postfazione di Carmine Di Biase)
- Roberto Pasanisi, Una nuova scuola psicoterapeutica in Italia: l'Arteterapia, in "Psychomedia" (www.psychomedia.it), 12/VII/2001, www.psychomedia.it/pm/arther/art-ther/scuola.htm
- Roberto Pasanisi, L'Arteterapia in Italia, in "Attiva Mente" (www.attivamente.net), agosto 2001, -
- Fritz Perls “ L'approccio della Gestalt. Testimone oculare della terapia”, Roma, Astrolabio, 1977
- Robin Philipp, Evaluating the Effectiveness of the Arts in Healthcare, in Charles Kaye - Tony Blee (a cura di), The Arts in Health Care. A Palette of Possibilities, London and Bristol (Pennsylvania), Jessica Kingsley Publishers, 1997, pp. 250-261
- Gabriele Pulli,” Il mondo della caducità. Il desiderio come linguaggio del tempo in Freud “, Napoli, Liguori, 1982
- Jean-Luc Sudres, “L'Art-Therapie: actualités d'un concept et d'une pratique”, www.centrostudiarteterapia.org/products.htm, 1/V/2001
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| Silvana Dallera, psicologa, psicoterapeuta, artista |
Arte-terapia, definizione applicazioni; le forme ed i prodotti
Le risorse utilizzate sono le potenzialità che ognuno di noi possiede, chi più chi meno, di elaborare il proprio vissuto e di esprimerlo creativamente; dove educare sta per e-ducere, cioè portar fuori e, nella pratica terapeutica e riabilitativa, portar fuori dal buio verso una maggiore conoscenza e consapevolezza.
Il focus dell’arteterapia, più che sul prodotto artistico finale, è sul processo creativo in sé. Ciò che è importante è soprattutto l’esprimersi, il creare. L’atto di produrre un’ impronta creativa, infatti, permette all’individuo di accedere agli aspetti più intimi e nascosti di sé, di contattare ed esprimere le emozioni più recondite e spesso inaspettate, e di sperimentare e potenziare abilità spesso ignorate o inutilizzate. In questo senso il processo creativo, al di là del contenuto e del risultato finale, è già terapeutico in sé.
Ciò non toglie che queste impronte creative, e cioè i prodotti finali dell’espressione artistica, possano svolgere altre importanti funzioni. Prima di tutto rappresentano per “il creatore” una traccia di sé, la testimonianza della propria auto-affermazione e il ricordo delle esperienze vissute durante la sua produzione, e dunque un punto di partenza per ulteriori riflessioni. Inoltre, in quanto rappresentazione simbolica del mondo interno del soggetto, rappresenta per il terapeuta uno strumento privilegiato di accesso ai suoi contenuti interni, e dunque un materiale molto ricco ai fini della diagnosi e di una maggior comprensione del paziente.
Come tecnica terapeutica e riabilitativa l’arteterapia si è sviluppata solo di recente (circa una cinquantina di anni fa) in seguito ai successi ottenuti da alcuni specialisti in attività creative nell’ambito dell’assistenza sanitaria, della riabilitazione e dell’educazione speciale.
Il concetto stesso di arteterapia è dunque relativamente nuovo. Le sue origini, tuttavia, possono essere rintracciate nell’antico ed eterno rapporto tra cultura, arte, e sviluppo sociale.
Da sempre l’arte è considerata una forma di comunicazione importante, che riesce ad arrivare dove le parole non riescono ad arrivare. Proprio per questa sua peculiarità l’arte è stata spesso oggetto di interesse per molti studiosi nel campo della psicologia.
Già lo stesso Freud si interessa all’arte. Egli tuttavia definisce l’artista come “uomo che si distacca dalla realtà poiché non riesce ad adattarsi alla rinuncia al soddisfacimento pulsionale che la realtà inizialmente esige, e lascia che i suoi desideri di amore e di gloria si realizzino nella vita della fantasia” (1911). L’artista, cioè, “trasforma le sue fantasie in una creazione artistica invece che in sintomi” . Per cui, il prodotto artistico per Freud si rivela specchio del mondo interno del soggetto, delle sue strutture e dei suoi processi psichici, e la creazione artistica diventa materiale di interpretazione per l’analista.
Anche se appare evidente la concezione patologica dell’arte (Freud coniò anche il termine patografia), e l’attenzione sul prodotto più che sul processo artistico, resta però il fatto che già Freud aveva colto la straordinaria peculiarità dell’arte come strumento privilegiato di accesso ed espressione dei propri contenuti interni.
Anche se da un’ottica molto diversa, anche Jung ha parlato di arte come un mezzo per contattare e esprimere le immagini appartenenti all’inconscio. A differenza di Freud, però, Jung (1966) porta l’attenzione sul processo creativo, che consiste, a suo parere, nell’attivare le immagini archetipiche inconsce, rielaborarle e tramutarle in un prodotto finito. L’artista è dunque colui che traduce le immagini archetipiche che derivano dal profondo inconscio nel linguaggio del presente, rendendole così comprensibili a tutti. A partire dalla sua teoria degli archetipi e dal concetto di inconscio collettivo - e ben lontano dalla concezione patologica di Freud - Jung attribuisce, dunque, all’arte un valore sociale.
Del valore sociale dell’arte, in quanto mezzo fondamentale di comunicazione in cui le emozioni individuali diventano generali e collettive, hanno parlato altri analisti. Hanno inoltre trattato del concetto di creatività e di immaginazione, ritenuti due momenti integranti e indispensabili ad una corretta conoscenza della realtà. La creatività stimola alla ricerca di nuove soluzioni e al cambiamento, dunque l’espressione artistica non è più una fuga dalla realtà, bensì ne diventa uno strumento di conoscenza fondamentale. Comunque, quelle che sono considerate le vere fondatrici dell’arteterapia sono Margaret Naumburg e Edith Kramer.
Margaret Naumburg (1947), di stretta derivazione psicodinamica, ha una visione molto vicina a quella di Freud e considera il prodotto artistico del paziente come uno strumento d’accesso ai suoi contenuti inconsci, da utilizzare nel corso della terapia come materiale da interpretare e favorire così l’insight e la risoluzione dei conflitti interni. L’espressione artistica del paziente è dunque vista ed utilizzata esclusivamente come strumento diagnostico. L’arte, dunque, come strumento ai fini della terapia, e non arte come terapia.
Edith Kramer (1958), invece, si muove da un’ ottica completamente diversa e concentra l’attenzione sul processo creativo, ritenuto di per sé uno strumento terapeutico. L’espressione artistica del paziente non è vista solo come mezzo per l’espressione dei conflitti inconsci, ma come strumento per la loro risoluzione e come risorsa per la crescita e la maturazione personale. Arte, dunque, finalmente, come terapia.
L’applicazione dell’arte-terapia si sviluppa con Edith Kramer.Dal 1958 in poi si può parlare di arteterapia vera è propria, e cioè, come si è già detto, con lo spostamento dell’attenzione dal prodotto artistico come materiale da interpretare, al processo creativo vero e proprio, che, avvalendosi di simboli e metafore, coinvolgendo il soggetto in attività che implicano un impegno sensoriale e cinestesico, si propone come un mezzo per identificare ed esprimere le proprie emozioni, e per comprendere e risolvere certe difficoltà.
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| Silvana Dallera: "Anche se da un’ottica molto diversa, anche Jung ha parlato di arte come un mezzo per contattare e esprimere le immagini appartenenti all’inconscio". |
L'arte della rete
| Gaia Ferrario, S. Maria delle Croci, MAR Ravenna, mostra personale, a cura di Silvana Dallera Opera: Alfa privativo |
| Gaia Ferrario, S. Maria delle Croci, MAR Ravenna, mostra personale a cura di Silvana Dallera Opera: L'inganno di Aracne |
| Gaia Ferrario, Lucca, Villa Bottini a cura di MariaRita Montagnani Opera: L'inganno di Aracne 2 (dettaglio) |
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| Gaia Ferrario, Pac Ferrara, a cura di Martina Angelotti e Gilberto Pellizzola opera: QuotidianaMente (3000 quotidiani de 'il sole24ore' ) |










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