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ABOUT ME
Psicoterapeuta, ho scritto molti articoli e un libro , mi dedico allo studio dei rapporti arte/psiche.
Studi artistici
Pianoforte-Conservatorio di Alessandria
Danza classica ( Susanna Egri e Carla Perrotti, Teatro Regio di Torino e Teatro Erba di Torino)
e moderna Certificato di Decimo anno ( metodo classico e metodo Graham )
Linguaggio corporeo e applicazione delle psicoterapie a focalizzazione corporea (Diploma biennale di Specializzazione).
Accademia di Belle Arti di Bologna
Lavoro in ambito artistico
Consulente in campo artistico e grafico pubblicitario.
Docente di Arte e Psicologia, presso “ Il Mestiere delle arti” , Corso di Alta formazione artistica, promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Premio Porticato Gaetano ( pittura)
Iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti
Socia Onoraria “Camera Europea degli Arbitri stragiudiziali e dei Periti esperti”- “Esperto d’Europa in Psicosomatica”
Docenze
Docente di Psicologia Direzione Generale Formazione USSL Torino
Docente e coordinatrice -Società Italiana di Medicina Psicosomatica
Docente e consulente per Riza Psicosomatica dal 1986 al 1992 .
Docente di Arte e Psicologia, presso “ Il Mestiere delle arti” , Corso di Alta formazione artistica, promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Marketin e Pubblicità, Selezione e Formazione
Fiat Auto SpA, Torino, Direzione del personale;
Distriborg Italia, Milano.
Artime, Milano
Bijorg (Prodotti Biologici),.
“Riza Psicosomatica”,
Tecniche ed.Riza, Direttore Gianpaolo Lai.-
Pubblicazioni e rubriche
“Controcampo”
“Artime” “No Limits World” (Psicologia dell’estremo)
Gruppo Futura dal 1998 al 2000
dal 1998 “Viver sani” dal 1987 al 1996 “Salute e Prevenzione” dal 1987 al 1996. “Guida alla salute Medica”, ed.Fabbri, sezione Psicologia.Il Corriere, Repubblica, Il Giornale, La Gazzetta dello sport, Controcampo,Class, Monsieur, Grazia, Oggi, Anna, Amica, Gioia, MarieClaire, Vanity Fair, Gioia…
In radio
Radio Rai.
Radio 24 Rubrica fissa in diretta ”Il bello della vita”
Radio Svizzera Italiana.
Radio Dimensione Suono
Televisione
Più TV volte ospite in qualità di specialista presso la RAI, Mediaset, La7 ( e alcune emittenti private e fra cui Mediolanum Channel)
Rai 1 “Uno mattina”
Rete 4 “Il bello della vita”
Canale 5 “M. Costanzo Show”
La 7 , ospite di Fabio Volo
PERCHE' PERCOME PERORA
Una mostra che sfiora il Sublime: Simone Galimberti, a cura di Philippe Daverio
Il delicato suono del silenzio
La natura morta non è mai morta.
Questa pratica compositiva già in uso dagli antichi romani con gli esempi poetici delle pareti di Pompei continua nei secoli a stimolare la fantasia della creatività.
Fu barocca negli anni del XVII secolo, quando esaltava la ricchezza e l’agio, promuoveva i frutti nuovi approdati dal mondo intero ed era pure monito del panta rei, dello scorrere inesorabile della vita.
Era stimolo per una pittura fine a se stessa, per un’estetica dove le presenze e i vuoti, o colori vivaci e i fondali scuri corrispondevano in verità alla prima sperimentazione per gli equilibri della successiva arte astratta.
Oggi torna alla ribalta non solo come studio dei rapporti fra vuoti e pieni delle composizioni ma soprattutto come terreno di riscoperta della pittura, della pennellata, dell’impasto dei colori.
E Simone Galimberti di questa strada al contempo così antica e così attuale è un curioso e vero interprete.
Testo di Dott. Porf. Philippe Daverio
ABOUT ME
Expert d'Europe nr 1294
Dott.ssa in Psicologia, specializzata in Psicoterapia.
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Iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti- Saggista
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e moderna Certificato di Decimo anno ( metodo classico e metodo Graham )
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dal 1998 “Viver sani” dal 1987 al 1996 “Salute e Prevenzione” dal 1987 al 1996. “Guida alla salute Medica”, ed.Fabbri, sezione Psicologia.Il Corriere, Repubblica, Il Giornale, La Gazzetta dello sport, Controcampo,Class, Monsieur, Grazia, Oggi, Anna, Amica, Gioia, MarieClaire, Vanity Fair, Gioia…
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LOS COMPORTAMENTOS ALIMENTARIOS EN LA PSICODIETA
La psicodietas se originan partiendo de que el comportamiento alimenticio suele ir de la mano con la psicología, y que ambos se influyen mutuamente.
Este tipo de dietas afirman que el factor psicológico es vital tanto en los regímenes de adelgazamiento, como en aquellos para subir de peso. Por ello estas dietas intentan compatibilizar el tratamiento psicológico con el dietético.
Existen varios regímenes incluidos entre las dietas psicológicas, uno de ellos es la llamada Psicodieta. Su autor es la doctora Silvana Dallera, que junta a Nicola Sorrentino, especialista en Ciencias de la Alimentación Dietética de la Universidad de Milán, y a la doctora Silvana Dallera, crearon este régimen alimenticio que se basa en una clasificación de los comportamientos alimentarios, asignándole a cada grupo un tipo de dieta diferente, que incluye los alimentos que le sirven de compensación psíquica.
Los comportamientos alimentarios en la Psicodieta, han sido clasificados en los siguientes cuatro grupos:
La psicodietas se originan partiendo de que el comportamiento alimenticio suele ir de la mano con la psicología, y que ambos se influyen mutuamente.
Este tipo de dietas afirman que el factor psicológico es vital tanto en los regímenes de adelgazamiento, como en aquellos para subir de peso. Por ello estas dietas intentan compatibilizar el tratamiento psicológico con el dietético.
Existen varios regímenes incluidos entre las dietas psicológicas, uno de ellos es la llamada Psicodieta. Su autor es el médico italiano Marco Pascalli, que junto a Nicola Sorrentino, especialista en Ciencias de la Alimentación Dietética de la Universidad de Milán, y a la doctora Silvana Dallera, crearon este régimen alimenticio que se basa en una clasificación de los comportamientos alimentarios, asignándole a cada grupo un tipo de dieta diferente, que incluye los alimentos que le sirven de compensación psíquica.
Los comportamientos alimentarios en la Psicodieta, han sido clasificados en los siguientes cuatro grupos:
1. Agresivo
• Características: apuesta por la vida moderna, es carnívoro por excelencia y gusta de las comidas de olor y sabor intenso. Adora el picante y las sustancias estimulantes como el café o el tabaco. Se decanta por los alimentos crujientes porque masticar es para él una forma de canalizar sus tensiones.
• Características: apuesta por la vida moderna, es carnívoro por excelencia y gusta de las comidas de olor y sabor intenso. Adora el picante y las sustancias estimulantes como el café o el tabaco. Se decanta por los alimentos crujientes porque masticar es para él una forma de canalizar sus tensiones.
• Dieta: La dieta agresiva es a base de alimentos de sabor muy definido. Debe incluir carne de ternera, pollo y conejo. Alimentos crujientes como pan, hinojo, zanahoria, rabanitos, coliflor, brécol y quesos fuertes.
2. Depresivo
• Características. come de forma compulsiva y sin preferencias. Comer es una especie de distracción para él, y cuando se siente triste, solo o aburrido asalta la nevera intentando llenar su vacío interior.
• Características. come de forma compulsiva y sin preferencias. Comer es una especie de distracción para él, y cuando se siente triste, solo o aburrido asalta la nevera intentando llenar su vacío interior.
• Dieta: La dieta para el depresivo debe incluir platos que por su volumen sacian el hambre rápidamente, como verduras troceada para ensalada o para sopas. Ensaladas de hojas verdes, pastas, arroz cocido, queso troceado.
3. Regresivo
• Características: se identifica con el eterno adolescente agobiado por problemas o insomnio. Comer le devuelve la paz y el sosiego. Le fascina el azúcar en todas sus formas.
• Características: se identifica con el eterno adolescente agobiado por problemas o insomnio. Comer le devuelve la paz y el sosiego. Le fascina el azúcar en todas sus formas.
• Dieta: La dieta regresiva por tanto es a base de alimentos dulces. Los dulces y chucherías, han de estar presentes en esta dieta, aunque de forma controlada.
4 Defensivo
• Características: busca en los alimentos una defensa y compensación emocional y al mismo tiempo energía. Al comer siente que recarga sus baterías y que eso le hace menos vulnerable. Para el defensivo la grasa se convierte en una especie de escudo protector (en su imaginación).
• Características: busca en los alimentos una defensa y compensación emocional y al mismo tiempo energía. Al comer siente que recarga sus baterías y que eso le hace menos vulnerable. Para el defensivo la grasa se convierte en una especie de escudo protector (en su imaginación).
• Dieta: La dieta defensiva debe incluir alimentos energéticos como son los hidratos de carbono, preferiblemente complejos (pan, pasta, legumbres, arroz y patatas).
A continuación se describe un menú tipo para cada grupo:
• Dieta para el tipo Agresivo
Desayuno: Té con limón y dos tostadas de pan.
Media mañana: Yogur natural con una cucharada de salvado tostado.
Comida: Pasta o arroz con tomate y queso de oveja, coles de bruselas con aceite de oliva.
Merienda: Una pieza de fruta.
Cena: tortilla de dos huevos y ensalada de zanahoria aliñada con aceite de oliva.
Desayuno: Té con limón y dos tostadas de pan.
Media mañana: Yogur natural con una cucharada de salvado tostado.
Comida: Pasta o arroz con tomate y queso de oveja, coles de bruselas con aceite de oliva.
Merienda: Una pieza de fruta.
Cena: tortilla de dos huevos y ensalada de zanahoria aliñada con aceite de oliva.
• Dieta para el tipo Depresivo
Desayuno: Café con leche y biscotes.
Media mañana: Fresas con zumo de limón.
Comida: Verdura de hoja ancha con limón o vinagre, pechuga de pollo a la plancha y una cucharada de aceite de oliva.
Merienda: Zumo de pomelo.
Cena: Sopa de verdura con arroz, espinacas hervidas y una cucharada de aceite de oliva.
Desayuno: Café con leche y biscotes.
Media mañana: Fresas con zumo de limón.
Comida: Verdura de hoja ancha con limón o vinagre, pechuga de pollo a la plancha y una cucharada de aceite de oliva.
Merienda: Zumo de pomelo.
Cena: Sopa de verdura con arroz, espinacas hervidas y una cucharada de aceite de oliva.
• Dieta para el tipo Regresivo
Desayuno: Café con leche descremada y dos biscotes con una cucharada de miel.
Media mañana: Yogur natural.
Comida: Arroz cocinado con azúcar, aceite de oliva y hierbas aromáticas, zanahorias al vapor.
Merienda: Yogur natural con trozos de fruta natural de temporada, salvo plátanos, higos, uvas, caquis y frutas secas.
Cena: Requesón, biscotes, hinojo hervido y una cucharada de aceite de oliva, una pieza de fruta.
Desayuno: Café con leche descremada y dos biscotes con una cucharada de miel.
Media mañana: Yogur natural.
Comida: Arroz cocinado con azúcar, aceite de oliva y hierbas aromáticas, zanahorias al vapor.
Merienda: Yogur natural con trozos de fruta natural de temporada, salvo plátanos, higos, uvas, caquis y frutas secas.
Cena: Requesón, biscotes, hinojo hervido y una cucharada de aceite de oliva, una pieza de fruta.
• Dieta para el tipo Defensivo
Desayuno: Café edulcorado y leche descremada con cereales.
Media mañana: Macedonia de manzana y kiwi.
Comida: Pasta con tomate y albahaca, y ensalada de verduras verdes, junto con tomate y aceite de oliva.
Merienda: Yogur natural con trozos de fresa.
Cena: Berenjenas cocidas, una cucharada de aceite
Desayuno: Café edulcorado y leche descremada con cereales.
Media mañana: Macedonia de manzana y kiwi.
Comida: Pasta con tomate y albahaca, y ensalada de verduras verdes, junto con tomate y aceite de oliva.
Merienda: Yogur natural con trozos de fresa.
Cena: Berenjenas cocidas, una cucharada de aceite
( http://linkis.com/www.dienut.com/jUJ7Q )
SILVANA DALLERA: Opera "Secondo Canto"
Maria Rita Montagnani: "La vicinanza nella lontananza"
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Silvana Dallera, opera "Secondo Canto". Tecnica mista su tela, 60x80 - 2006
|
Silvana Dallera è un'artista poliedrica, sfaccettata come un prisma nel suo essere creativamente ricettiva ad ogni forma e colore che il mondo le ispira.Così quel mondo diventa per la Dallera rappresentazione di un'interiorità profonda e sensibile,che traduce il visibile dapprima in sensazioni intime e successivamente in sentimenti universali. L'astrazione compositiva delle opere della Dallera, risponde adeguatamente a quel senso "cosmico" in cui si trova immersa la vita umana al di là di ogni vincolo e legame terreno e materiale,ma che porta con sé il grande e insondabile mistero dell'Essere. E' una ricerca quella di Silvana Dallera,che allude e addita a lontananze siderali e abissali,quei luoghi della mente dove il cuore spesso si estrania e si cela alla vista,ma che pure scopre con essa una vicinanza totale nel sentirsi parte del creato,un ceeato tanto immenso quanto immenso è il suo imperscrutabile disegno.L'arte e in special modo l'informale, rappresenta per la Dallera un indispensabile strumento per indagare la materia prima dell'esistenza,il caos primigenio,e per ricostituirlo poi in un cosmo dove la dissonanza è tradotta in equilibrio cromatico ed armonia formale.Dunque ogni opera di questa artista diviene spettacolo di grandezza e del sublime , la cifra stilistica in cui Silvana racchiude una partecipazione empatica con ciò che di più autentico e sostanziale costituisce l'Anima del mondo.La vicinanza nella lontananza.E la segreta e profonda affinità dell'artista con entrambe.
SILVANA DALLERA VINCITRICE PREMIO CRITICA E PREMIO ARTISTI
CONCORSO NAZIONALE PITTURA ASTRATTA
![]() |
| Silvana Dallera, Secondo Canto. Acrilico, toner e gesso su tela, 60x80 - 2006 |
Come artista informale cerco di penetrare la realtà, la materia, la vita,
per coglierne l’atto magico-vitale, che sta nella zona liminale
Le voci della giuria:
Tra le opere esposte mi ha colpito la tua per l’architettura compositiva e l’equilibrio dei colori.
Complimenti!
Ritengo che quest'opera sia davvero ispirata.
Ne apprezzo in particolare i cromatismi di rara qualità. Non vi sono eccedenze, né mancanze.
Quest'opera ha una metrica, un respiro che accompagnano il sè in un'intima dimensione.
Scelgo Silvana Dallera, la quale ha saputo con l'accostamento graduale dei colori rendere visibile il suo pensiero "oltre" l'apparenza. L'azzurro e le pennellate di verde esprimono la speranza, mentre il rosso con il suo buco nero sottolinea la necessità della fede in questo nostro mondo confuso, martoriato, molto spesso cinico e privo di disponibilità verso l'altro, dimentico dei veri valori. La pittura serve non per deliziare la vista, ma per comunicare e Silvana Dallera lo ha fatto!
Angela Resta Andreace
La mia opera preferita è quella di Silvana Dallera, mi sembra interessante per ritmo colori e composizione.
Andrea T.
Tra le opere esposte mi ha colpito la tua per l’architettura compositiva e l’equilibrio dei colori.
Complimenti!
Remo Romagnuolo
In questo tuo bel pezzo.. c'è tutto un vissuto che affiora.. in maniera aurorale..un buon viaggio in questa memoria.. che si fa segno del Tempo.
Gianfranco Sergio
Molto molto bello!! Brava Silvana...davvero brava in tutto quello che fai
Carla Montella
NOLIMITS WORLD - ARTIME: SILVANA DALLERA - MANOLO ZANOLLA
Avvicinare
Maurizio Zanolla, detto Manolo non è impresa facile, “ arrampicarlo” è
pressoché impossibile. Dicono che qualcuno sia riuscito a farlo parlare di sé,
dicono che qualcuno sia addirittura riuscito ad intervistarlo ed io ci credo,
anche perché mentre scrivo ho sotto gli occhi il n° 11 di No Limits World,
agosto/settembre 1993, pagina 30, colloquio con Manolo, di Antonio Soccol.
Anche l’origine del suo nomignolo non è nota
“Non so perché mi chiamino così:
so solo che se mi chiamano con il mio vero nome non mi viene nemmeno da
rispondere. Così, ormai, Manolo è il mio vero nome”.
Rintracciare lui, il più
grande degli arrampicatori, è veramente impresa “no limits” . Assolutamente
schivo, indifferente al successo, alla notorietà, disinteressato al denaro, ama
semplicemente vivere.. Senza vincoli, senza legami, senza costrizioni,
condizionamenti, compromessi. Il suo esistere è qui ed ora.
Così, a seconda del
tempo e dell’umore, del vento e degli odori, delle esigenze del corpo e della
mente, del richiamo del cuore sulla punta delle dita... arrampica, oppure corre
nei boschi, taglia la legna, va come un matto in bicicletta, o più
semplicemente legge, riposa, mangia, dorme a casa sua, un “maso” un po’
sperduto dalle parti di Fiera di Primiero , in Provincia di Trento e sotto le
Pale di San Martino. Ha il telefono naturalmente, ma non ama chiamare, ancora
meno rispondere. Ha un fax, ma non ne fa uso.
Ci sono le poste, ma non il tempo
per perdere tempo alle poste. Io vorrei incontrarlo, ma pare sia quasi
impossibile. Forse provando e riprovando. Chissà.
Rintracciarlo sulle montagne
non è impresa da tutti e comunque non mia, che soffro anche di vertigini.
Mentre in redazione discutiamo su quest’ipotesi di intervista improvvisamente
entra Manolo. Ora è qui davanti a me, incredibilmente a Milano dopo un tempo
lunghissimo, qualcuno dice quattro anni. Lo interpreto come un favorevole segno
del destino - quale? - anche perché mi rendo conto che ci siamo già conosciuti,
seppur per qualche minuto, vicino a Rovereto, in casa di amici.
Anche lì
un’apparizione rapida e imprevista. Dunque l’ho già incontrato due volte, senza
mai cercarlo. Forse con Manolo può accadere solo così. Ora è qui, in un ufficio
pieno di gente che con grande calore gli fa festa, gli sorride. E lui ricambia,
ringrazia, sorride a sua volta, si intimidisce un poco, si appoggia
inconsapevolmente alla parete. Forse, nonostante l’affetto di tutti, si sente
un po’ con le spalle al muro.
La sua visibile insofferenza verso la città, i
rumori, i telefoni, gli orari , i tempi stretti cerca e trova conforto in un
silenzioso legame d’intesa. Gli incredibili occhi azzurri di Manolo si
specchiano in altri occhi azzurri, passa silenzioso un messaggio di profonda
sincerità, di grande rispetto, solidale vicinanza.
Fra un uomo di mare come
Antonio Soccol e un uomo di montagna come Manolo, forse è l’“azzurro” il legame
che unisce l’intelligenza dei cuori. L’azzurro è il colore più immateriale...in
natura infatti è presente solo come trasparenza, cioè come vuoto. Può essere il
vuoto del cielo, dell’acqua, del vento. I suoni, i movimenti, le forme
svaniscono nell’azzurro, si aprono, si smaterializzano, come un uccello nel
cielo o una vela fra le onde. Per questo l’azzurro rappresenta simbolicamente
la via dell’infinito dove il reale si trasforma in immaginario. Entrare
nell’azzurro è come passare dall’altra parte dello specchio, un po’ come Alice
nel paese delle meraviglie. Ecco ciò che desidererei...passare dall’altra parte
dello specchio. Conoscere Manolo oltre l’apparenza. Ma, come l’azzurro, Manolo
è impavido, soavemente indifferente, limpido, non esiste in nessun luogo se non
in sé. Sembra quasi non appartenere a questo mondo e suggerisce l’idea di un
essere che riesce, nonostante tutto, a gravitare intorno al suo centro,
conchiuso, ma non chiuso.
Forse Kandinsky avrebbe potuto trovare nel colore e
nella tela il mezzo per descrivere pittoricamente gli occhi di Manolo.
Kandinsky, sì, lui che teorizzava l’azzurro come movimento di ascesa dell’uomo
verso l’infinito, come espressione del desiderio di purezza e di sete del
sovrannaturale. Lui certo sarebbe passato dall’altra parte. Ma ora sono qui io
e le cose cambiano. Osservo i suoi gesti misurati e armoniosi, le sue mani
fortissime e dolci mentre accarezzano gli oggetti, le riviste, le fotografie, i
libri, quasi cercassero l’intima essenza delle cose più comuni.
Cosa sarà il
tatto per lui? Circa quattromila anni fa veniva scritto nel Sochanda Tantra:
“Senti un oggetto davanti a te. Senti l’assenza di tutti gli altri oggetti al
di fuori di quello. Poi , lasciando da parte il sentire-l’oggetto e il non
sentire-l’assenza, sii consapevole”.
Forse Manolo non ha letto il Sochanda Tantra, ma certo egli vive in una
consapevolezza da cui non si distoglie. Dovunque si posi la sua attenzione, in
quel punto preciso, sperimenta.
Le sue
spalle larghe e la sua schiena forte non nascondono il suo essere al tempo
stesso vulnerabile come un bambino e solido come una roccia. Manolo non teme di
mostrarsi completamente aperto alla vita e libero d’essere, completamente
presente ed assente al tempo stesso. Ora è qui per un saluto, per il suo ultimo
articolo, pubblicato su No Limits World di agosto/settembre 98, n° 65. E’ qui
per regalare qualche copia del suo libro.
Ma è interessantissimo!
“Ma...non è
un libro...è solo una guida, niente di così importante...un regalo per voi,
qualche copia... Ecco, questa foto sull’ultima di copertina sarebbe stata più
efficace in verticale, per vedere meglio la montagna, comprendere la difficoltà
dell’arrampicata...Ma era una giornata così bella! Guarda che cielo! Come
potevo tagliarlo? Non sono certo io il soggetto, ma il cielo. Cosi l’ho fatta
pubblicare in orizzontale.
Non si possono perdere giornate così. Tutto era così
azzurro, così profondo. Lo sguardo poteva affondarsi senza incontrare
ostacoli...perdersi all’infinito”.
Ma se qualche lettore volesse acquistare
questa guida, come potrebbe fare? Può rivolgersi a te? “Ma no..., non posso.
Non ho tempo di occuparmi di queste cose. Per un po’ di denaro...No, no! L’ho
scritta perché può essere utile. C’è la spiegazione di molte vie, il modo più
semplice per salire o scendere, il grado di difficoltà, le cose da sapere
insomma. Cose semplici, niente di straordinario...C’è anche qualche disegno.
L’ho portato per la redazione. Non so... vedete voi”.
Ricorri a qualche
allenamento particolare per prepararti ad arrampicare? Segui una alimentazione
speciale? Utilizzi integratori per recuperare energia?
“Io arrampico, questo è
il mio vero allenamento. La mia vita. Non devi pensare alla parete come a
qualcosa di freddo, inerte. La montagna ha un’anima e quest’anima palpita sotto
le mie dita. Per questo cerco l’aderenza totale, non voglio mezzi che si
frappongano fra il mio corpo e la roccia. Se fosse per me salirei in costume da
bagno e basta. Ma ho scoperto che in effetti un abbigliamento tecnico è utile.
E poi ci sono certe folate di vento gelido che se non hai una felpa, qualcosa
da metterti addosso...Beh...Sai, può rannuvolarsi d’un colpo in montagna”.
D’accordo, ma potresti suggerire un metodo di allenamento per coloro che sono
appassionati di free-climbing?
“Io non sono un allenatore, alleno me stesso e
basta. Non seguo particolari schemi. Certo, corro e vado in bicicletta, cammino
molto, scio se ne ho voglia, ho praticato e pratico molti sport, ma questo lo
faccio perché mi piace. Quotidianamente, per passione. Indubbiamente tutto ciò
mi ha permesso di consolidare una buona preparazione atletica di fondo”.
Fra
questi sport quale ti aiuta maggiormente a mantenerti in forma?
“Fare il
taglialegna. Perché consumo moltissime energie e non mi rimane neanche più un
filo di grasso. Poi faccio anche una cosa utile per l’inverno...”
E cosa mangi
prima di intraprendere una salita difficile o dopo una dura giornata di impegno
atletico?
“Per quanto riguarda l’alimentazione, mi dispiace deluderti, ma non
ho segreti particolari, consigli da dare. Io posso passare una intera giornata
in montagna senza mangiare nulla e poi andare a letto presto dopo aver consumato
solo un po’ d’erba fresca (insalata). Sai ho un problema. Sono piuttosto
pesante come struttura, per motivi costituzionali. Ho spalle larghe, ossatura
forte, massa muscolare. La massa muscolare pesa, perciò non posso allenarmi e
mangiare in modo tradizionale . Diventerei più forte, forse, ma molto più
pesante. Quindi mangio poco per istinto, ma anche perché non posso permettermi
di ingrassare. Neppure un po’”.
Guardando i suoi muscoli guizzanti sotto la
pelle non è difficile comprendere come l’“istinto” di Manolo sia il suo alleato
più prezioso, il suo miglior preparatore atletico. E gli integratori?
“Ah si!
Gli integratori. Qualche bicchiere di buon vino, a volte una sigaretta in
compagnia!”. Ma non ti fa male fumare? “Male?...” Ok, torniamo al tuo libro,
anzi scusa alla tua “guida”.
E’ simpatica la copertina con quest’omino che
“arrampica” il titolo! Manolo ride.
“Non scherzare... E’ davvero bellissima.
L’ha disegnata un mio amico”.
Poi apre la rivista di agosto/settembre con il
suo pezzo, “Ritorno alla Tognazza”, pag. 49. Scorre lentamente le pagine,
sembra pensieroso, immerso nelle immagini. Gli occhi e i gesti sono attenti e
scrupolosi, a volte esitano, a volte sostano. Se il linguaggio fosse una pelle
Manolo parlerebbe con la punta delle dita. Mentre sfiora le pagine in silenzio,
intorno si è fatto silenzio. Ma è davvero così terribile questa parete?
“Anche
di più. Si, anche di più! Non è solo verticale, sporge anche un po’, un po’ in
fuori intendo - spiega paziente per noi, che non siamo gente di montagna-
Sporge, beh, almeno un metro. Non è semplice la Tognazza. Le sue
muraglie erano praticamente invisibili prima dell’evoluzione tecnica
dell’arrampicata degli anni Ottanta. Ma è una roccia magnifica, il panorama è
indescrivibile”.
Manolo accarezza le immagini come se avesse delle parole al
posto delle dita, o avesse delle dita sulla punta delle parole. Il suo gesto è
vivo, così come il suo amore per la natura, il suo feeling con la parete. Il
suo tocco desidera, ama, rispetta. La sua aderenza alla roccia è come un
abbraccio amoroso che turba, poiché nasce da un duplice contatto, psicologico e
fisico. Da una parte tutta l’attività mentale di preparazione, osservazione,
conoscenza, ricerca dell’“anima” della montagna sembra assumere per Manolo un
significato unico che è “io ti desidero” e lo libera, lo alimenta, lo ramifica,
lo fa esplodere. Dall’altra parte la fisicità totale dell’arrampicata avvolge,
esplora, blandisce, sfida, sfiora, e Manolo alimenta questo sfioramento,
prodigandosi per farlo durare, sulla punta delle dita, sulla punta dei piedi,
con la sola forza delle gambe o delle braccia, per vivere l’attimo, per
cogliere i tempi dilatati di una vita sospesa fuori dal tempo e dallo spazio.
Ma se le nuove vie aperte da Manolo sono impervie lui, certo, non è facilmente
accessibile. I miei tentativi di trattenerlo ancora un poco lo mettono a
disagio.
“Non è per non voler restare, sai. Ma ho viaggiato tanto. Sei ore di
macchina, c’era un traffico. E qui, Milano, che caos. Ti ringrazio. Non posso.
Devo andare. Se penso al ritorno... ancora macchina... Devo proprio andare”.
E
la nostra intervista? “L’intervista...beh! Non saprei. La facciamo certo, ci
tengo. Ma un’altra volta. Con calma. Tanto ritorno!” Lo guardo incredula. Dai
Manolo, non scherzare, non mi prendere in giro! “Ma no, torno! Sicuro. Non so
quando...beh, non so proprio quando... ma è sicuro”. Capisco che non posso
proprio farci nulla. Anzi, per un attimo mi sento come un sacchetto di plastica
in un prato. Lo guardo. La sua anima chiara ed il suo spirito libero respirano
in un luogo la cui via d’accesso non è data. Sguardo indimenticabile. Vorrei
fermarlo, ma non posso far altro che lasciarlo andare. Manolo esiste in un
altrove che è la sua vita e la sua via. Mi guarda per cercare comprensione. Ok,
hai ragione.
“Ti telefono - mi rassicura - quando vengo a Milano ti telefono.
Lo prometto”. Prende il bigliettino con i miei numeri, lo ripiega con cura.
“Promesso”.
Mentre lo guardo andare via ricordo confusamente alcuni versi di
una poesia di Tagore:
“La mia
casa al crocicchio ha le porte
aperte, e
la mia mente è assente perché canto.
..................................
Non potrò
mai rispondere, t’avverto.
Se ora ti
dò la mia parola cantando,
e son
proprio convinto di mantenerla
quando la
musica tace, devi scusarmi;
perché la
legge stabilita in maggio
è meglio
infranta in dicembre.
.....................................
Le risposte
a quanto chiedi saranno
appassionate,
ma non precise nei fatti:
dovrai
credere loro per sempre ,
e poi per
sempre scordarle.”
| Silvana Dallera intervista Manolo |
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| Silvana Dallera intervista Manolo |
NOLIMITS WORLD - ARTIME: SILVANA DALLERA - MIKE HORN
Esiste un momento irripetibile in cui l'uomo entra nel mondo non soltanto con la verità dell'occhio, ma con tutto sé stesso, senza riserve.
In quell'attimo egli trasforma la materia "ovvia" dell'elemento naturale, nella materia " libera " del sogno e dell'impresa senza confini. In quell'attimo nasce l'intuizione di un nuovo percorso, della via, oltre gli angusti limiti del possibile...
Non diversamente,forse, sgorgano le immagini vive della poesia, quando il poeta si abbandona ad esse senza riserva.
In entrambi i casi è necessario saper amare, saper provare entusiasmo, stupore.
Non si penetra il segreto del mondo se non ammirandolo.
Nell'uomo che non teme di amare esiste un luogo speciale, un tempo/spazio illimitato, di inesprimibile bellezza.
E' uno luogo dell'anima, più ancora che dello spirito. Infinito e indeterminato, soggettivo e transoggettivo, impregnato di vita, di morte, di natura. Di tempo eterno.
E' uno spazio aperto, che respira i grandi orizzonti del cielo e della terra, delle acque e dei deserti, ed è al tempo stesso uno spazio/non spazio, assolutamente raccolto, forse già trasceso, un'eco del sé, un'eco del nulla...
In questa virtuale " immensità intima " l'uomo cerca la sua via. In questo luogo dell'anima si abbandona allo stupore infantile dell'incanto e scopre un universo senza limiti, dentro e fuori di sé. Così, cogliendo la vita come traslucida presenza sempre viva, egli ritrova la propria sorgente.
Da quel momento, rinato all'esistenza ed a se stesso, egli non potrà smettere di cercare nuove luci, nuove forme , nuove esperienze, in un "altrove" ricco di senso, in un altrove " ovunque presente ". L'uomo che segue la via percorrerà strade sempre uguali e sempre diverse, incaute e pericolose, a volte pazze, incurante del fragore del mondo, alla ricerca della sua sorgente, del suo percorso, dell'oceano in cui perdersi...
Finalmente, nel ritorno alle acque primordiali si placa l'antica paura del vivere.
Ma per Michael Horn non tutte le acque sono uguali.
Come "eroe delle acque violente " ha affrontato la discesa in rafting dei torrenti del ghiacciaio di Huascaran in Perù ed ha percorso con l'idrobob il fiume che ha originato il Canyon Colca a 1000 Km da Lima. Con queste imprese Horne sembra aver fatto sua la lezione di Schopenhauer " Il mondo è la mia provocazione " .
In questo senso il mondo può essere compreso solo quando viene afferrato con le proprie forze incisive, mirate, attraverso una corretta gerarchia dei propri strumenti, nel senso della realizzazione di una collera gioiosa di conquista. Ma l'ultima impresa di Horne ci suggerisce che il suo percorso di uomo e di atleta è molto evoluto rispetto alla dimensione troppo giovanile dell'eroe. Egli ha affrontato l'interminabile e insidiosissimo Rio delle Amazzoni in tutta la sua estensione ed oltre . Ha affrontato tutta l'ostilità della natura più dura dell'Amazzonia, la ferocia della sua fauna, l'erosione continua ed impietosa dell'acqua e del fango sulla pelle.
Le anse buie ed insidiose del fiume, i traumi fisici, la fame e la sete nella solitudine del giorno e della notte. Persino i ladri.
Per questo Horne non è più solo l' "eroe delle acque violente".
L'eroe, dotato di forza, destrezza, coraggio e intelligenza rappresenta lo slancio evolutivo, il desiderio di vittoria sui mostri del mondo e della psiche. Rappresenta la potenza dello spirito solare, lineare. E' la luce che sconfigge le tenebre.
Ma Horne non cerca più nemici da sconfiggere, paure da superare. Egli si cimenta nella complessa impresa di svelare le ombre più nascoste, quelle che vivono fra le mille forme ambivalenti della natura. La natura diviene intelleggibile solo quando l'azione dell'uomo risulta sufficientemente provocatoria, intelligentemente “offensiva".
Solo allora tutti gli oggetti del mondo svelano il loro giusto " coefficiente di avversità". Per capire totalmente la natura occorre amarla e sfidarla nella sua forza, nella sua resistenza, nella infinita varietà della sua materia, nella sua ambiguità. Non si afferra il mondo attraverso una conoscenza placida, passiva, quieta. Tutte le imprese costruttive si animano e prendono forma nella speranza di un'avversità superata, di un ostacolo sconfitto. E' la gioia maschile di penetrare la realtà, di vincerla, pur nel rispetto delle sue leggi e della sua armonia. Ma il desiderio di vittoria permane vivo e supera costantemente se stesso. Va oltre. Se nonsi esprimesse in modo sempre più complesso ed evoluto sarebbe un gesto meccanico, animale.
Così l'" eroe " Horn non si accontenta più di vincere l'impeto dell'acqua nei ripidi torrenti di montagna o nelle gole del canyon Colca. Horn diventa l'uomo che cerca di affinare tutti i propri riflessi di difesa e di attacco, li forbisce, sa rimanere all' erta nella veglia e nel sonno, sa letteralmente cambiare pelle. Quando finalmente si affida all'oceano conclude un'impresa straordinaria, quella di unire Atlantico e Pacifico, attraverso un percorso di terra ed acqua, piacere e dolore, certezza e smarrimento.
Nell'impresa di Horne si realizza simbolicamente la contrazione massima di un'antitesi.
Ed è proprio questo, forse, il punto focale.
L'impresa "impossibile" che obbliga noi tutti a trascendere o cadere.
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| SILVANA DALLERA intervista MIKE HORN |
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