ABOUT ME

Psicoterapeuta, ho scritto molti articoli e un libro , mi dedico allo studio dei rapporti arte/psiche.

Studi artistici
Pianoforte-Conservatorio di Alessandria
Danza classica ( Susanna Egri e Carla Perrotti, Teatro Regio di Torino e Teatro Erba di Torino)
e moderna Certificato di Decimo anno ( metodo classico e metodo Graham )
Linguaggio corporeo e applicazione delle psicoterapie a focalizzazione corporea (Diploma biennale di Specializzazione).
Accademia di Belle Arti di Bologna

Lavoro in ambito artistico
Consulente in campo artistico e grafico pubblicitario.
Docente di Arte e Psicologia, presso “ Il Mestiere delle arti” , Corso di Alta formazione artistica, promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Premio Porticato Gaetano ( pittura)

Iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti
Socia Onoraria “Camera Europea degli Arbitri stragiudiziali e dei Periti esperti”- “Esperto d’Europa in Psicosomatica”

Docenze
Docente di Psicologia Direzione Generale Formazione USSL Torino
Docente e coordinatrice -Società Italiana di Medicina Psicosomatica
Docente e consulente per Riza Psicosomatica dal 1986 al 1992 .
Docente di Arte e Psicologia, presso “ Il Mestiere delle arti” , Corso di Alta formazione artistica, promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Marketin e Pubblicità, Selezione e Formazione
Fiat Auto SpA, Torino, Direzione del personale;
Distriborg Italia, Milano.
Artime, Milano
Bijorg (Prodotti Biologici),.
“Riza Psicosomatica”,
Tecniche ed.Riza, Direttore Gianpaolo Lai.-

Pubblicazioni e rubriche
“Controcampo”
“Artime” “No Limits World” (Psicologia dell’estremo)
Gruppo Futura dal 1998 al 2000
dal 1998 “Viver sani” dal 1987 al 1996 “Salute e Prevenzione” dal 1987 al 1996. “Guida alla salute Medica”, ed.Fabbri, sezione Psicologia.Il Corriere, Repubblica, Il Giornale, La Gazzetta dello sport, Controcampo,Class, Monsieur, Grazia, Oggi, Anna, Amica, Gioia, MarieClaire, Vanity Fair, Gioia…

In radio
Radio Rai.
Radio 24 Rubrica fissa in diretta ”Il bello della vita”
Radio Svizzera Italiana.
Radio Dimensione Suono

Televisione
Più TV volte ospite in qualità di specialista presso la RAI, Mediaset, La7 ( e alcune emittenti private e fra cui Mediolanum Channel)
Rai 1 “Uno mattina”
Rete 4 “Il bello della vita”
Canale 5 “M. Costanzo Show”
La 7 , ospite di Fabio Volo

PERCHE' PERCOME PERORA

Arteterapia e arte-psicoterapia, differenti approcci


Principali approcci teorici nelle arti-terapie 

Approcci psicodinamici:
- teoria freudiana psicoanalitica: enfasi sul disvelamento dei contenuti inconsci e sull’insight, Judith Rubin;
- sublimazione e arte-terapia, Edith Kramer;
- simbolismo e arte-terapia: teoria e pratica clinica, Laurie Wilson;
- relazioni oggettuali e arte-terapia Arthur Robbins;
- psicologia del Sé e arteterapia, Mildred Lachman- Chapin;
- psicologia analitica junghianae arteterapia, Michael Edwards;
- cura attraverso le artivisive: un approccio junghiano, Edith Fallace;
- orientamento dinamico e arteterapia, Margaret Naumburg

Approcci umanistici:
- artiterapie creative basate sul modello adleriano, Rose Garlock;
- approccio fenomenologico all’arteterapia espressiva, Mala Betensky;
- Gestalt e artiterapie, Janie Rhyne;
- approccio umanistico all’arteterapia Josef Garai;
- approccio eclettico all’atreterapia, Harriet Wadeson

Approcci comportamentismi, congnitivisti e di sviluppo:
- approccio comportamentista dell’arteterapia, Ellen Roth;
- approccio cognitivista dell’arteterapia, Rawley Silver;
- sviluppo e arteterapia, Susan Aach-Feldman e Carole Kunkle-Miller




Bibliografia ad orientamento PsicoArteterapeutico
- C.G.Jung “Il simbolismo della messa” Boringhieri
- Ernst Kris e Otto Kurz, “ La leggenda dell’artista” Boringhieri
- Giampolo Lai,” Due errori di Freud” ed Boringhieri
- Francesco Bollorino (a cura di), Psichiatria online. Strumenti di ricerca scientifica, comunità terapeutiche, interazione fra medico e paziente, Milano, Apogeo, 1999
- Maurizio Bonicatti, “ Il caso Vincent Willem Van Gogh” ed. Boringhieri
- Sigmund Freud, “L'interpretazione dei sogni”, Roma, Newton Compton Editori, 1980
- Sigmund Freud. “Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio”, 2 volumi
- Marco Manzoni (a cura di), “Creazione e mal-essere”, Milano, Guerini e Associati, 1989
- Cesare Musatti, “Riflessioni sul pensiero psicoanalitico e incursioni nel mondo delle immagini.” ed. Boringhieri
- Joyce McDougall,” Eros. Le deviazioni del desiderio”, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1997
- Carlo Moiso - Michele Novellino,” Stati dell'Io. Le basi teoriche della Analisi Transazionale Integrata”, Roma, Astrolabio, 1982
- Marc Muret, “ Arte-terapia “, Como, RED Edizioni, 1991
- Luigi Pareyson, I problemi attuali dell'estetica, in AA.VV.,”Momenti e problemi di storia dell'estetica”, IV, Milano, Marzorati, 1961
- Roberto Pasanisi,” La forma della bellezza. Intorno alla genesi della lirica moderna: uno studio psicoanalitico”, in "Gradiva" (New York, U.S.A.), VI, 2, 1996, pp. 97-105
- Roberto Pasanisi “ Arteterapia e Training autogeno: un approccio psicoterapeutico integrato”, in "SIPE (Societ‚ Internationale di Psychopathologie de l'Expression) Newsletter" (Paris, France), 21, 2000, p. 4
- Roberto Pasanisi, “ Le muse bendate¯: la poesia del Novecento contro la modernità “, Pisa - Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 2000 (Prefazione di Constantin Frosin; Postfazione di Carmine Di Biase)
- Roberto Pasanisi, Una nuova scuola psicoterapeutica in Italia: l'Arteterapia, in "Psychomedia" (www.psychomedia.it), 12/VII/2001, www.psychomedia.it/pm/arther/art-ther/scuola.htm
- Roberto Pasanisi, L'Arteterapia in Italia, in "Attiva Mente" (www.attivamente.net), agosto 2001, -
- Fritz Perls “ L'approccio della Gestalt. Testimone oculare della terapia”, Roma, Astrolabio, 1977
- Robin Philipp, Evaluating the Effectiveness of the Arts in Healthcare, in Charles Kaye - Tony Blee (a cura di), The Arts in Health Care. A Palette of Possibilities, London and Bristol (Pennsylvania), Jessica Kingsley Publishers, 1997, pp. 250-261
- Gabriele Pulli,” Il mondo della caducità. Il desiderio come linguaggio del tempo in Freud “, Napoli, Liguori, 1982
- Jean-Luc Sudres, “L'Art-Therapie: actualités d'un concept et d'une pratique”, www.centrostudiarteterapia.org/products.htm, 1/V/2001



Silvana Dallera, psicologa, psicoterapeuta, artista        




Arte-terapia, definizione applicazioni; le forme ed i prodotti

Che cos’è l’Arte-Terapia: definizione e applicazioni

Si definisce arteterapia un insieme di metodiche psicoterapeutiche di sostegno appartenenti a diverse aree concettuali (analisi transazionale, cognitivista, ecc.) con scopi riabilitativi, psicopedagogici, psicoterapeutici e preventivi di forme di disagio psicosociale , che prevedano l'uso sistematico di pratiche espressive visivo-plastico-pittoriche tradizionalmente considerate artistiche, con l’assistenza e la coadiuzione di un esperto di tali pratiche espressive.
Come abbiamo visto l’arteterapia può essere definita come l’insieme dei trattamenti psicoterapeutici, soprattutto di sostegno, che utilizzano come principale strumento il ricorso all’espressione artistica allo scopo di promuovere la salute e favorire la guarigione, e si propone come una tecnica dai molteplici contesti applicativi, che vanno dalla terapia e la riabilitazione al miglioramento della qualità della vita.
Le risorse utilizzate sono le potenzialità che ognuno di noi possiede, chi più chi meno, di elaborare il proprio vissuto e di esprimerlo creativamente; dove educare sta per e-ducere, cioè portar fuori e, nella pratica terapeutica e riabilitativa, portar fuori dal buio verso una maggiore conoscenza e consapevolezza.
Il focus dell’arteterapia, più che sul prodotto artistico finale, è sul processo creativo in sé. Ciò che è importante è soprattutto l’esprimersi, il creare. L’atto di produrre un’ impronta creativa, infatti, permette all’individuo di accedere agli aspetti più intimi e nascosti di sé, di contattare ed esprimere le emozioni più recondite e spesso inaspettate, e di sperimentare e potenziare abilità spesso ignorate o inutilizzate. In questo senso il processo creativo, al di là del contenuto e del risultato finale, è già terapeutico in sé.
Ciò non toglie che queste impronte creative, e cioè i prodotti finali dell’espressione artistica, possano svolgere altre importanti funzioni. Prima di tutto rappresentano per “il creatore” una traccia di sé, la testimonianza della propria auto-affermazione e il ricordo delle esperienze vissute durante la sua produzione, e dunque un punto di partenza per ulteriori riflessioni. Inoltre, in quanto rappresentazione simbolica del mondo interno del soggetto, rappresenta per il terapeuta uno strumento privilegiato di accesso ai suoi contenuti interni, e dunque un materiale molto ricco ai fini della diagnosi e di una maggior comprensione del paziente.
Come tecnica terapeutica e riabilitativa l’arteterapia si è sviluppata solo di recente (circa una cinquantina di anni fa) in seguito ai successi ottenuti da alcuni specialisti in attività creative nell’ambito dell’assistenza sanitaria, della riabilitazione e dell’educazione speciale.
Il concetto stesso di arteterapia è dunque relativamente nuovo. Le sue origini, tuttavia, possono essere rintracciate nell’antico ed eterno rapporto tra cultura, arte, e sviluppo sociale.
L’esercizio del produrre la propria impronta creativa può essere considerato come indice di salute dell’individuo.
Da sempre l’arte è considerata una forma di comunicazione importante, che riesce ad arrivare dove le parole non riescono ad arrivare. Proprio per questa sua peculiarità l’arte è stata spesso oggetto di interesse per molti studiosi nel campo della psicologia.
Già lo stesso Freud si interessa all’arte. Egli tuttavia definisce l’artista come “uomo che si distacca dalla realtà poiché non riesce ad adattarsi alla rinuncia al soddisfacimento pulsionale che la realtà inizialmente esige, e lascia che i suoi desideri di amore e di gloria si realizzino nella vita della fantasia” (1911). L’artista, cioè, “trasforma le sue fantasie in una creazione artistica invece che in sintomi” . Per cui, il prodotto artistico per Freud si rivela specchio del mondo interno del soggetto, delle sue strutture e dei suoi processi psichici, e la creazione artistica diventa materiale di interpretazione per l’analista.
Anche se appare evidente la concezione patologica dell’arte (Freud coniò anche il termine patografia), e l’attenzione sul prodotto più che sul processo artistico, resta però il fatto che già Freud aveva colto la straordinaria peculiarità dell’arte come strumento privilegiato di accesso ed espressione dei propri contenuti interni.
Anche se da un’ottica molto diversa, anche Jung ha parlato di arte come un mezzo per contattare e esprimere le immagini appartenenti all’inconscio. A differenza di Freud, però, Jung (1966) porta l’attenzione sul processo creativo, che consiste, a suo parere, nell’attivare le immagini archetipiche inconsce, rielaborarle e tramutarle in un prodotto finito. L’artista è dunque colui che traduce le immagini archetipiche che derivano dal profondo inconscio nel linguaggio del presente, rendendole così comprensibili a tutti. A partire dalla sua teoria degli archetipi e dal concetto di inconscio collettivo - e ben lontano dalla concezione patologica di Freud - Jung attribuisce, dunque, all’arte un valore sociale.
Del valore sociale dell’arte, in quanto mezzo fondamentale di comunicazione in cui le emozioni individuali diventano generali e collettive, hanno parlato altri analisti. Hanno inoltre trattato del concetto di creatività e di immaginazione, ritenuti due momenti integranti e indispensabili ad una corretta conoscenza della realtà. La creatività stimola alla ricerca di nuove soluzioni e al cambiamento, dunque l’espressione artistica non è più una fuga dalla realtà, bensì ne diventa uno strumento di conoscenza fondamentale. Comunque, quelle che sono considerate le vere fondatrici dell’arteterapia sono Margaret Naumburg e Edith Kramer.
Margaret Naumburg (1947), di stretta derivazione psicodinamica, ha una visione molto vicina a quella di Freud e considera il prodotto artistico del paziente come uno strumento d’accesso ai suoi contenuti inconsci, da utilizzare nel corso della terapia come materiale da interpretare e favorire così l’insight e la risoluzione dei conflitti interni. L’espressione artistica del paziente è dunque vista ed utilizzata esclusivamente come strumento diagnostico. L’arte, dunque, come strumento ai fini della terapia, e non arte come terapia.
E
dith Kramer (1958), invece, si muove da un’ ottica completamente diversa e concentra l’attenzione sul processo creativo, ritenuto di per sé uno strumento terapeutico. L’espressione artistica del paziente non è vista solo come mezzo per l’espressione dei conflitti inconsci, ma come strumento per la loro risoluzione e come risorsa per la crescita e la maturazione personale. Arte, dunque, finalmente, come terapia.
L’applicazione dell’arte-terapia
si sviluppa con Edith Kramer.Dal 1958 in poi si può parlare di  arteterapia vera è propria, e cioè, come si è già detto, con lo spostamento dell’attenzione dal prodotto artistico come materiale da interpretare, al processo creativo vero e proprio, che, avvalendosi di simboli e metafore, coinvolgendo il soggetto in attività che implicano un impegno sensoriale e cinestesico, si propone come un mezzo per identificare ed esprimere le proprie emozioni, e per comprendere e risolvere certe difficoltà.
Si definisce arte-terapeuta una precisa figura professionale formata per utilizzare metodiche artistiche in stretta collaborazione con uno psicologo/psicoterapeuta in un preciso setting terapeutico.
L'Arteterapia contribuisce quindi alla diagnosi, alla presa in carico e al trattamento del disagio psicologico  e sociale.E’ rivolta  a differenti utenze: minori, anziani, disabili,, ammalati di Aids, pazienti oncologici e cardiopatici, nelle dipendenze, nelle condotte trasgressive, nei disturbi alimentari, ma attualmente anche nell'area del benessere e della salute. La natura multidisciplinare  (artistica, psicologica e pedagogica) dell'Arteterapia inserisce l'arteterapeuta tra le diverse figure professionali coinvolte nei  programmi di prevenzione, cura, benessere.
L'arteterapeuta ricorre ad un codice linguistico diverso rispetto alla parola che rimane tradizionalmente alla base e di pertinenza  di altre forme di terapia psicologica. Compito dell'Arteterapeuta è accompagnare l'utente nella scoperta del "fare" artistico mentre lo psicoterapeuta sostiene con la verbalizzazione la consapevolezza  di quanto espresso nella forma artistica.
La messa in forma visiva e concreta rende condivisibili le immagini e, grazie alla strategia di base della terapia, permette agli utenti di rendere riconoscibili desideri, traumi, aspirazioni, inquietudini e problemi che altrimenti rimarrebbero sopiti e non  compresi. In fondo è sempre più facile parlare delle tensioni o delle ombre espresse su una tela, che parlare dei propri conflitti e di ciò che di noi ci ripugna. All'interno d'una protetta e concordata relazione d'aiuto, grazie ad un percorso di cura individualizzato e tutelato, tramite  segni, forme e materia, nasce il rinforzo, la possibilità di esprimersi senza essere giudicati e quindi di gestire meglio il proprio malessere, fino ad una possibile risoluzione..
Fare A. in questa prospettiva significa collaborare con  il paziente per costruire una gerarchia negli atti creativi esaminando varie ed eclettiche soluzioni a problemi e tematiche. E’ fondamentale affiancare immagini (rappresentazioni)  a metodi artistici per correggere, inquadrare, capire, assecondare  e trasformare rispettando le caratteristiche e le potenzialità del singolo utente.
Quindi lo scopo dell'A. non è interessarsi  al prodotto artistico in sé, scoprire talenti e facilitare esposizioni, ma avvicinarsi all'esperienza interiore che questo prodotto veicola.
L’A. in un certo senso “utilizza” le capacità dell’emisfero destro del cervello ( soprattutto se alcune abilità dell’emisfero sinistro sono carenti o nulle) nell’ambito di un preciso programma terapeutico a doppia conduzione rivolto all’utente o al gruppo di utenti..
 

1a ) Arte terapia del processo creativo

L’esercizio dell’arte è un indice di salute dell’individuo e genera a sua volta salute.
È stato dimostrato che quando una persona è immersa in un’attività creativa riceve una serie di sollecitazioni a livello fisico, intellettuale e emozionale i quali producono mutamenti organici e psicologici che favoriscono i processi di guarigione in senso lato. (onde alfa, endorfine, rallentamento battito cardiaco, possono essere alcuni effetti)
Nel fare arte l’artista si riappropria delle modalità di conoscenza e di azione sul mondo tipiche del Bambino ( ved. Analisi Transazionale, bibliografia.). Vi è infatti una totale presenza e coinvolgimento verso ciò che si sta vivendo, la curiosità spinge a sperimentarsi in tutte la proprie potenzialità, e per di più, divertendosi. La fatica e l’ansia che possono assalire l’adulto nel momento espressivo, costituiscono un grave handicap che spesso  porta a perdere il piacere del fare arte per deviare in automatismi, comportamenti fissi e ripetitivi, sicuramente più comodi e rassicuranti, ma non evolutivi. A questo proposito potremmo esaminare, in un eventuale prossimo incontro, quali sono le situazioni più ricorrenti che inibiscono il libero fluire dell’espressione di sé. L’artista è coinvolto nella sua totalità mente corpo.Come dice Gaston Bachelard in certi momenti “Io non sono più nel mondo. Io sono il mondo.” L’impegno intellettivo e cognitivo è legato all’immaginazione e all’idea azione del prodotto ma, nel momento del fare, viene sollecitato un impegno percettivo, sensoriale e motorio. La difficoltà personale di integrare le fratture fra psiche e soma, mente e corpo, genera spesso blocchi e frustrazioni che vengono sanate dal fare arte . Questo, ovviamente, vale per tutti!
L’attività artistica promuove l’attivazione dell’emisfero destro del cervello che presiede alle attività legate al pensiero analogico (intuizione, segnali corporei, immaginazione, fantasia). Nel modello occidentale il pensiero analogico è ritenuto meno importante rispetto al pensiero logico razionale, legato all’attività dell’emisfero sinistro. Ma il nostro senso di benessere, e l’autostima che ne deriva, necessitano dell’attività congiunta dei due emisferi del cervello per poterci adattare adeguatamente ai molteplici mutamenti del reale in cui viviamo. Il così detto “pensiero laterale” dell’emisfero destro è fondamentale per arginare i limiti del pensiero logico formale al fine di appropriarsi di nuove modalità di guardare e operare sulla realtà, identificare e affrontare blocchi emozionali, aumentare l’autoconsapevolezza, incrementare l’autostima e la percezione di autoeffacacia, affermare la propria individualità sviluppare nuove strategie di comportamento, incrementare capacità relazionali e comunicative, elaborare una propria dimensione spazio temporale.
È la coscienza di un’ambivalenza ma di un’ambivalenza eccitata, attiva, dinamica, che costringe  a valorizzarsi.

Silvana Dallera: "Anche se da un’ottica molto diversa, anche Jung ha parlato di arte come un mezzo per contattare e esprimere le immagini appartenenti all’inconscio". 

2 ) Le forme e i prodotti delle arti-terapie: arti visive e arti plastiche

L’incisione
L’incisione è una tecnica adatta ad un utente risoluto nei confronti della materia. Per lui la materia esiste. Ed esiste immediatamente sotto la mani che lavorano. La materia è varia, può essere pietra, ardesia, legno, rame, zinco. Essa è dunque il primo avversario dell’utente poiché possiede simbolicamente tutte le molteplicità del mondo ostile, del mondo da dominare. Chi incide è sorretto da una fantasia di volontà, cerca la perfezione, la pazienza, la puntigliosità. Il processo è costellato di collere sottili e felici che sono per l’utente altrettanti incoraggiamenti a volere. La salutare efficacia e prudenza delle mani di chi incide ha un esito estetico che non riesce quasi mai a nascondere la storia del lavoro. Un attento osservatore potrebbe riviverlo perfino dopo le astuzie dell’acido sul rame, dopo i diversi stratagemmi degli intagli su legno o l’approccio predente alla granitica epidermide della pietra.
L’incisone è l’arte che sola fra tutte non può ingannare, è primitiva, preistorica. L’originaria materia che l’artista ha lavorato non si lascia tradire o mascherare. Questo tipo di produzione stimola le immagini del risveglio, della sorpresa. Può essere adatto per utenti che devono ritrovare  carattere, volontà, bisogno d’agire, provocare è il suo modo di creare attraverso il duello delle materie. L’incisore è lo scultore della pagina bianca.

Il disegno
Produrre un disegno significa avvicinare fra loro due materie, la matita nera verso la carta.
La carta viene risvegliata dal suo incubo bianco. A quale distanza inizia l’intimo richiamo reciproco del nero e del bianco? La fisica risponde che il flusso d’atomi di carbone invade la carta alla distanza di un decimillesimo di millimetro. Ma gli atomi sono mille volte più piccoli!
Ora la falange dei sogni attivizza l’accostamento delle materie e ne indirizza l’azione.
L’utente attraverso il segno, la forma, il colore sperimenta un aspetto ludico, uno narrativo e uno conoscitivo. Sia il disegno che la pittura hanno un valore proiettivo, tanto è vero che sono noti i numerosi test proiettivi che utilizzano le arti grafiche (test della figura umana di Manchover, il test dell’albero e della famiglia di Koch e il test della casa di Buck.) A prescindere dai test qualunque impronta lasciata dall’artista sul foglio o sulla tela può essere analizzata per il modo in cui viene utilizzato lo spazio, per il tratto, per la scelta cromatica.
Anche gli strumenti hanno un loro valore simbolico. Ad esempio matite, penne, pennarelli, o altri strumenti facili da usare per il loro tratto nitido e definito sembrano dare sicurezza e infatti sono talvolta usati da persone con tratti ossessivi compulsivi.

La pittura
La pittura, più che ogni altra arte, è direttamente e palesemente creatrice. Consciamente o non l’utente percepisce la vibrazione del colore, sente che il colore vive di un continuo scambio tra materia e luce, fra armonie e contrasti quindi a causa di questo processo egli rinnova in sé, in modo terapeutico le grandi fantasie cosmiche. I suoi sogni sono situati tra la materia e la luce e come un alchimista cerca di escogitare sostanze, accrescere o spegnere luminosità, provocare contrasti. Il giallo di Van Gogh è un oro d’alchimista, non è mai un giallo paglierino, è un oro individuato archetipicamente nei sogni del genio. Non appartiene più al mondo, è proprietà del cuore di un uomo, è verità elementare scoperta nelle meditazioni di tutta una vita.
Nell’acquarello l’utente trasforma la materia necessaria di un elemento naturale, l’acqua, nella materia libera del sogno e della creazione artistica. Le immagini dell’acqua così trasparenti lasciano tuttavia impronte indelebili. Tali immagini non stregano un sognatore qualunque, qui il bambino e il saggio si trovano e talvolta si congiungono e riflettendone la trasparenza interiore.
Le tempere, gli olii, o gli approcci più gestuali sporcano e richiedono un coinvolgimento maggiore a livello emozionale. Il collage, benché creativo nell’assemblaggio, viene di solito preferito da persone che si sentono in qualche modo minacciate da un’attività creativa troppo esplosiva.
La scelta invece di utilizzare più strumenti e più tecniche insieme è indice di grande flessibilità ed è molto utile nello sviluppo del pensiero laterale.
Il modo in cui gli utenti effettuano le loro scelte, ci dice già molto.

La fotografia e il video
Musatti già nel 1950 aveva capito l’importanza psicoanalitica di tali mezzi espressivi, segnalando l’analogia tra sogno e immagine. Sia nei sogni che nella fotografia, o nella videoproduzione, le immagini presentano un carattere di realtà pur non inserendosi nella realtà.
Queste immagini rispondono ai bisogni più intimi permettendone la soddisfazione allucinatoria.
Qui in particolar modo l’atteggiamento ricettivo (concavo), così come la scelta della luce e delle ombre luci, una certa “passività del fare” delegato alla macchina  inducono una particolare modificazione dello stato di coscienza dell’utente, sia che le immagini siano da lui prodotte, sia che, come più comunemente accade, gli vengano proposte. Qui i meccanismi psicologici coinvolti sono principalmente quelli di identificazione e di proiezione, per cui si affrontano conflitti interni cogliendoli, come oggettivi, nell’immagine.  Essere consapevoli di questo è un momento molto importante di crescita personale.
Tali mezzi espressivi possono essere usati anche in forma più attiva, e questo accade quando il gruppo  partecipa alla creazione della sceneggiatura, della scenografia fino alla produzione e alla recitazione. La performance, fotografata o filmata è in sé uno psicodramma.

La scultura
La scultura , in particolare, può essere letta come l’immagine della volontà di ascesa , di potenza  o ironica onnipotenza . Qui l’artista ha fantasie attive che lo spingono a intervenire sulla materia “ostile” come la pietra, i marmi, i metalli. Questo processo può essere letto come una necessità di azione, di estroversione, a volte di contenimento dell’aggressività.
Le materie terrestri quando l’utente le lavora con mano curiosa e volenterosa sembrano eccitare la volontà di lavorarle. In questo caso la scultura sollecita un’immaginazione attiva di una volontà che sogna e che, sognando, attribuisce un futuro alla sua azione. È l’homo faber, un modellatore, un fonditore, che non cerca solo la sua forma precisa, ma anche la materia adeguata, che può realmente sostenere la sua forma. L’utente ama questo sostegno, la durezza materiale che conferisce durata alla forma ma, “prevede” la resistenza della materia e si predispone ad una psicologia del contro che troverà il suo completamento nelle immagini archetipiche di una psicologia del dentro. (Anish Kapoor, pietre cave) La pietra cava suggerisce il bisogno di ritorno alla quiete delle origini, all’intimità della “casa originaria”, fino all’intimo segreto riposo della materia. In moltissimi lavori nell’ambito della scultora infatti si può riscontrare l’azione di una sintesi ambivalente che unisce in maniera dialettica il contro e il dentro, l’estroversione e l’introversione. Il prodotto porta dunque una forte impronta del soggetto e questa traccia è così evidente che si può avere la più sicura diagnostica dei temperamenti. Ma è soprattutto nell’attività dell’impasto manuale che l’artista compie un gesto archetipico fondamentale, penetrare nell’umidità della materia con la forza della mano. Qui femminile e maschile si incontrano.


L'arte della rete



Bandalarga
mostra personale di Gaia Ferrario.

Banda larga è un concetto sempre relativo, un termine di uso comune che non ha ancora una sua definizione legislativa.

Rappresenta generalmente la trasmissione simultanea di più dati, ma significa anche “alta velocità”. Velocità nella trasmissione delle informazioni che si stratificano e si incrociano in un incessante, quanto fuggevole, incalzare.

La rete, nella sua duplice accezione, è figlia della comunicazione veloce, ma anche trappola.
‘Alfa privativo’ segna l’inizio del percorso in mostra. Quest’opera è come uno stargate che divide e tutela. E’ infatti un’opera fortemente ambivalente. Se da un lato il suo colore rosso, lucido è aggressivo e respingente; dall’altro si presenta attraente, bianca e polverosa. Questo lato adesivo è spazio per la scrittura non consapevole e silenziosa della memoria del luogo.


Gaia Ferrario, S. Maria delle Croci, MAR Ravenna, mostra personale, a cura di Silvana Dallera
Opera: Alfa privativo


Con una maglia di 60 mq2 di pagine di giornale,  l’opera ‘l’inganno di Aracne’ nasce dalla riflessione sulla complessità e pluralità dei linguaggi che ci circondano. La rete diviene protagonista dell’evolversi dell’informazione, che non è messaggio chiaro e univoco, * ma diviene forma “plastica” nella quale districarsi.   L’utente, che non è solo fruitore, ma partecipa attivamente alla produzione e divulgazione delle informazioni, deve essere in grado di riconoscere informazioni non vere, fake, virus e quant’altro per non cadere nelle cosiddette trappole mediatiche.

Gaia Ferrario, S. Maria delle Croci, MAR Ravenna, mostra personale a cura di Silvana Dallera
Opera: L'inganno di Aracne

Gaia Ferrario, Lucca, Villa Bottini a cura di MariaRita Montagnani
Opera: L'inganno di Aracne 2 (dettaglio)

La banda larga e la sua diffusione, in continua evoluzione con l’avanzamento tecnologico, sono considerate fattore di crescita economica di un Paese.

Quotidana-mente, è una visione di questo spaccato.
La figura centrale, l’aquila, rappresenta acutezza mentale e ingegno, capace di volare ad altezze irraggiungibili, è l’unico animale in grado di guardare il sole, che spesso le viene simbolicamente associato. Qui ha origine la duplice valenza dei quotidiani “Il Sole 24 ore” , che, con le pagine di borsa di altri quotidiani locali, compone l’intera opera evidenziando il forte richiamo all’economia che cresce aspirando a obiettivi sempre più alti ma che è, al tempo stesso, rapace e divoratrice.
Il giornale, interprete e protagonista, è idealmente memoria, attualità, testimonianza fisica, scelta d’informazione.
Gaia Ferrario, Pac Ferrara, a cura di Martina Angelotti e Gilberto Pellizzola
opera: QuotidianaMente
(3000 quotidiani de 'il sole24ore' )

Nella sua interezza la mostra offre una visione sul rapporto dialogico e drammatico tra le modalità d’informazione attualmente coesistenti, tra passato, presente e futuro.



Gaia Ferrario




Margherita Hack o dell'Autotrascendimento

L’autotrascendimento dell’uomo tenta diverse strade.
Non solo quelle consuete della cosciente e morale assunzione dei propri limiti e del conseguente adeguamento  dei propri obiettivi, e neppure quella della realizzazione inconsapevole, emozionata ed avventurosa del soggetto, che nel superamento dei propri confini e nel grido,  ricerca un ideale di libertà estrema.
L’autotrascendimento non percorre la via  angusta dell’accettazione fideistica della propria precaria condizione umana, né quella spericolata del delirio di onnipotenza. Né autocastrazione, né inflazione dell’Ego. Né rassegnazione, né mania.

Varcare la soglia invisibile della coscienza comune per riuscire “ad essere nell’esserci” significa camminare liberamente tra la terra e il cielo, significa pervenire ad una “porta senza porta”, non solo oltre ogni limite, ma semplicemente oltre... L’uomo è la vasta energia della sua trasmutazione, ed è così, fino alla morte il suo proprio futuro. L’uomo che presagisce l’esistenza di un’esperienza estrema, deve inizialmente affrontare uno sforzo ben superiore a quello di accettare responsabilmente e consapevolmente i propri limiti, come la morale comune prudentemente suggerisce. 
All’inizio, con grande fatica e sconcerto, dovrà sperimentare gradualmente e tenacemente i propri confini e confrontarsi con i fantasmi delle proprie paure, passate e presenti. Poi dovrà comprendere che i suoi gesti non sono perfetti e quindi che sono errate le sue ambizioni, che l’orgoglio è il suo peggior nemico, che l’attaccamento all’Ego è fonte di ogni paura. Infine, turbato, scoprirà di dover rinunciare alle sue certezze di sempre: la volontà come forza causale, la chiara distinzione fra mezzi e fini, il desiderio di riuscire ad ogni costo. “ Compiere senza rimanere autore “ suggerisce Laotse nel “Libro della via e della virtu’”. 







I percorsi estremi non vogliono zavorre, occorre scrollarsi tutto di dosso, restare nudi e vuoti per accogliere quasi inconsapevolmente l’unico gesto giusto, quello che coglie ad un tempo l’essenza di sé e dell’obiettivo, quello che gli esperti tiratori con l’arco della Scuola Zen definiscono “Un colpo-Una vita”. Nel raggiungimento della meta, la ricerca, i tempi, i mezzi, gli obiettivi, gli strumenti, i percorsi, i compagni di viaggio diventano una cosa sola e non è possibile separali. Fare centro mette in gioco tutta l’esistenza dell’uomo, tutte le nostre esistenze. Il bersaglio da colpire è la coscienza dell’uno e dei molti. Scopriamo così che esiste non solo la libertà d’essere ciò che siamo, ma soprattutto la libertà d’essere ciò che non siamo, esseri sempre in avvenire, capaci di perpetuo ricominciamento, di creazione continua. Se la materia trascura di essere, la vita trascura di vivere, il cuore trascura di amare, noi perdiamo il “Paradiso”. Quando l’uomo di scienza raggiunge la meta illumina la sua vita e molte altre vite. In questo senso, gli studi e le testimonianze di Margherita Hack hanno un profondo significato collettivo. Esse mostrano una via, certo non l’unica, per ricominciare a dialogare con la nostra natura più intima ed infinita. Esse ci restituiscono la speranza, e la capacità di cogliere attimi di felicità struggente in cui non siamo più nel mondo, ma siamo il mondo.


Silvana Dallera

Guy Delage (testo di Silvana Dallera)

GUY DELAGE

Le esperienze e le immagini di cui l'acqua costituisce occasione e materia non hanno la solidità delle esperienze e delle immagini fornite dalla terra, dai cristalli, dai metalli. 
Sono sfuggenti, a volte inesprimibili, riflessi di riflessi. Sorgente di vita, mezzo di purificazione, centro di rigenerazione, l' acqua è veicolo di ogni forma di esistenza.
Perciò essa sfugge a qualunque facile interpretazione, a qualunque forma.  Il suo ricco e complesso simbolismo scoraggia il sognatore qualunque e la sua spumeggiante lucentezza costituisce un facile miraggio per il frivolo viaggiatore . 
Come suggerisce Laotse l'acqua riempie i " vuoti" e fugge i " pieni " , per questo essa  rivela la sua vera natura ai navigatori solitari e silenziosi. 
Solo un uomo umile, attento, curioso, attivo e contemplativo al tempo stesso , può cogliere profondamente l' esperienza vera dell'acqua profonda, dell'acqua più scura, più ricca di vita.  Solo un uomo silenzioso , che ha molto amato, sa distogliere lo sguardo dall'inessenziale ed è in grado di stabilire con la natura una " corrispondenza  sensuale ". L'uomo ed il mondo si specchiano e si guardano.

Guy Delage è l'occhio luminoso che coglie  la " volontà di apparire " dell' acqua . Pochi metri al di sotto dell'onda dell'oceano, esiste un  universo da sempre in penombra che vuole " vedersi", che vuole " esistere" e cerca occhi che sappiano contemplare. Occhi belli, per riflettere la bellezza, occhi appassionati per percepire la vita, gli occhi di Guy Delage. Schopenhauer afferma che la contemplazione estetica compensa per un istante l'infelicità degli uomini, distogliendoli dal dramma della volontà. Forse ciò è vero anche per Guy Delage. Ma certo egli non desidera solo passivamente ammirare. Nel ricercatore che ha già molto viaggiato e vissuto è la contemplazione stessa che muove la volontà.
Guy Delage " vuole " vedere .

Non per mera ambizione, per smania di successo, per pura competizione, ma perchè guardare è un bisogno immediato. Rende intelligente e dinamico lo spirito, ne esprime l'intima verità . Si ricostituisce così  degnamente il parallelismo felicità/volontà, poichè qui la volontà è purificata dall'Ego. " Compiere senza rimanere autore" afferma il Tao-te ching, sottolineando dunque la necessità dell'azione " voluta " senza narcisistico bisogno di " riconoscimento " o " attaccamento " al risultato.
" Voler " vedere non significa quindi contrapporre l'azione razionale e narcisistica dell'Ego alla meditazione contemplative del Sè , vuol dire seguire un'altra via della volontà,  partecipare alla volontà universale del bello, del mistero, della conoscenza e della fede, della vita e della morte. Vuol dire comprendersi ed aiutare il mondo a comprendere se stesso. Straordinario e certo non casuale é il radicale mutamento avvenuto nel percorso di Guy Delage, uomo ed atleta . Giovane amante che cavalca i mari della passione con il suo bizzarro ed asimmetrico catamarano Funambole, navigatore esperto a cui le impetuose acque dell'Altantico si concedono in soli 10 giorni, uomo umile e nudo, forse saggio, provvisto solo di zattera e pinne, che ama le carezze e le offese delle onde percorrendo 2100 miglia in oceano Atlantico, da solo, in 55 giorni di completa autosufficienza.

Se volessimo tentare un'interpretazione delle sue imprese potremmo ipotizzare che mentre la navigazione in superfice di Delage rappresenta un cosciente percorso di e conoscenza di sé rispetto ai pericoli e alle passioni dell'esistenza ( fase di estroversione ), la navigazione sotto superficie dell'oceano compiuta nell'ultima impresa sembra rappresentare un profondo bisogno di esplorazione nel mondo dell'incoscio ( fase di introspezione ).Egli penetra nell' oscurità, nel liquido amniotico, nell'acqua cosmica, ove risiede l'archetipo della Madre, l'inconscio collettivo femminile. Delage si trasforma in uomo pesce per rientrare nell'utero primordiale, per risalire al senso dell'esistere. Perchè quest' esperienza?
Filogeneticamente il pesce è molto antico e ontogeneticamente corrisponde, secondo la teoria dell'evoluzione stratificata, al periodo compreso tra la nona e l'undicesima settimana di vita dal concepimento. In questo stadio filogenetico ed ontogenetico l'organismo non vive ancora nella fase della ricerca del piacere, ma in quella più arcaica della sopravvivenza. 
Così Delage sembra dover regredire nel più profondo dell'inconscio intrauterino per portare alla luce della coscienza le esperienze più remote dell'esistere,  per poter successivamente risalire la spirale della vita e rinascere oltre i confini del consueto. Potremmo definire il suo viaggio un lungo percorso psicanalitico attraverso la materia. Ciò che ha compiuto Delage è infatti ciò che anche l'analisi si propone: stabilire una comunicazione attraverso l'acqua ( simboliocamente l'inconscio ) fra la terra e il cielo, la materia e lo spirito, il corpo e la mente, la razionalità e l'affettività, il maschile e il femminile.
Questa relazione è naturalmente fecondante poichè dall' acqua nasce la vita, e dall'inconscio lo spirito creativo dell'uomo.

Come l'onda, anche il processo di individuazione, cioè di ricerca del Sè è un flusso incessante, senza limiti di spazio e di tempo, senza confini.

Silvana Dallera 








Tom Mc Nally e Pegghy Bouchet (testo di Silvana Dallera)

L'oceano ed il mare, per l'estensione apparentemente senza limiti, sono immagini della indistinzione primordiale. Raffigurano, secondo Jung, l'inconscio collettivo, la culla dell'umanità, il primordiale che ci accomuna. Infatti in molti miti di diversi popoli l'Oceano, quasi sempre personificato, è il progenitore degli dei e degli uomini. L'oceano è anche simbolo delle acque superiori, dell'Essenza divina. Troviamo questa interpretazione in Angelo Silesius, mistico del XIII sec., in Maestro Eckhart, teologo, predicatore, superbo rappresentante della Scuola mistica tedesca della prima metà del XIV sec. così come in Dante e nel pensiero Sufi.
Nel Tao si legge che ogni anima va all'Oceano, e tutte vi confluiscono senza riempirlo ( Chuang -tzu )
Nella concezione Tantrica l'Oceano è lo spirito universale in cui si confondono la goccia d'acqua divina e l'anima individuale.
Nel Buddismo Mahayana l'Oceano è il corpo di illuminazione del Budda, l'intelligenza primordiale. Se esso simboleggia l'intelligenza divina, il cuore, la conoscenza , la riva ne è
l'antitesi dialettica, cioè la materia necessaria, il limite umano, l'apparente confine .
La conchiglia rappresenta invece il linguaggio sacro, e la perla che essa contiene è simbolo della scienza del cuore, del segreto significato di quel linguaggio che congiunge l'uomo al divino.
Ma l'Oceano, quando è agitato, è anche la distesa d'acqua la cui traversata pericolosa condiziona il raggiungimento della riva. In questo caso simbolicamente rappresenta il difficile superamento del mondo oscuro dello psichismo, il  lungo e travagliato percorso di consapevole distacco dal mondo dei sensi.  In un antico testo sacro indiano, il " Samyutta - nikaya si legge " Chi ha superato il mare con i suoi pescecani e i suoi demoni, con i suoi flutti terrificanti così difficili da superare...lo si dice andato in capo al mondo e partito per l'Aldilà"
La traversata Atlantica , nella cultura occidentale, si associa quasi automaticamente ai concetti di avventura, conoscenza, scoperta, esplorazione. Ancora oggi, infatti, nonstante l'enorme sviluppo di mezzi di trasporto , l'oceano atlantico è vissuto come un limite. Qualcosa da comtemplare, conquistare, conoscere, affrontare con sacro rispetto.


Eppure le ultime imprese di Tom Mc Nally e Pegghy Bouchet
sembra che abbiano  "ridimensionato" gli oceani. L'Atlantico diventa sempre più piccolo e i mezzi per traversarlo sempre più semplici ...

Tom MC Nally e Pegghy Bouchet hanno compreso che per compiere la traversata atlantica non occorrono grandi mezzi, ma occorrono mezzi concepiti con la scienza del cuore. La minuscola barca di Tom Mc Nally ( lunga in tutto 119 cm ) così come la barca a remi di Pegghy Bouchet nascono da una grande passione, da un rispetto sacro per l'uomo e le sue forze, da una necessità quasi fisica di affrontare l'ignoto, dal bisogno forse inconscio di perdersi per ritrovarsi.

 Ma queste minuscole imbarcazioni, come le preziose conchiglie del Buddismo Mahayana, si concepiscono e si forgiano negli anni, con pazienza. Sono frutto di complessi studi, lunghe ricerche, attente sperimentazioni da parte di equipe di esperti. Esse ottimizzano materiali, spazi, tecnologie e sono
al tempo stesso perfette ed umili , solide e fragili. 
Come le conchiglie del Buddismo Mahayana esse rappresentano
la concretizzazione di un linguaggio e contengono la cosa più rara e preziosa : non la perla sacra ma un cuore silenzioso che batte sincrono con le onde, un cuore che ha compreso, che nello specchio dell'acqua ritrova in se stesso il divino.
Oggi, all'uomo, abbandonato dalle sue antiche credenze, non è rimasto che seguire il proprio cuore, l'unico mezzo che gli
permette ancora di trascendere. Questa ricerca di avventura, di una impresa oltre ogni limite ma al tempo stesso responsabile di sè e dei propri valori diventa, paradossalmente, la versione attuale della mitica ricerca del santo Graal, del superamento delle Colonne d'Ercole, della

ricerca del nuovo mondo. Andare oltre mette in gioco  l'esistenza dell'atleta che non teme di osare e tutte le nostre esistenze , poichè il risultato da perseguire, il vero bersaglio da colpire è trasformare la coscienza dell'uno e dei molti. 


Silvana Dallera

I - A proposito di...

G. Bachelard " L'intuizione dell'istante - La psicoanalisi del fuoco " Dedalo ed.

Roupnel : " L'istante che ci è appena sfuggito è la stessa morte immensa a cui appartengono i mondi aboliti e i firmamenti spenti. E lo stesso temibile ignoto contengono, nelle stesse tenebre dell'avvenire, l'istante che si approssima a noi ed i Mondi e i Cieli che ancora si ignorano"

Bachelard " ...A meno che la ragione misteriosamente non operi un'interminabile sintesi fra le espliosioni d'essere di cui io sono il teatro e l'attore e che in essa non operi " l'armonia tutta in tensione che il mondo si appresta a realizzare "
...Del tempo ciò che esiste non è mai altro che l'istante in cui viviamo.. In esso possiamo vivere estraneità e sorpresa, meraviglia e protesta, tutte cose che sono al tempo stesso
passato e futuro, riconoscimento e progetto. Niente nel tempo
sfugge a se stesso e niente si riduce a qualche confusa durata senza oggetto. Tutto si esalta nell'insostituibile presenza, alla quale occorre morire per rinascere altrettanto pura in altri oggetti. Solo il tempo-in-ciascuno-dei-suoi-istanti propone l'evidente irruzione del reale...
Bisogna staccarsi dalle costrizioni del desiderio, spezzare il parallelismo volontà/felicità perchè ogni cosa possa subire una metamorfosi. La vita/ non vita è un altrove. Eguale alla vita, la sua assenza/presenza non è che una ingenuità. Si può vivere in stato di metamorfosi permanente...
Quando è la memoria che respira tutti gli odori sono buoni...
L'amicizia non è un sentimento così comune. Ci vuole ingenuità per provarla fino in fondo, il dono del meravigliarsi, il piacere di ammirare : si entra nel mondo ammirandolo, ci vuole volontà sostenuta da dignità, ci vuole generosità.
L'amicizia è per Bachelard l'esperienza di un  metodo
di scoperta e di un mezzo di analisi. L'amicizia, la complicità per le intuizioni, autorizzano un metodo della simpatia. Ciò non può essere spiegato. Si spiega forse la poesia? Una intuizione non si prova, si sperimenta. L'amicizia è più che un sentimento:è una coscienza dei valori.
L'uomo riconosce la felicità fraterna che propone il pensiero vero. Per fortificare un cuore è necessario unire alla passione la morale. Anche la modestia è un metodo di ricerca. Conduce lo spirito ad evitare le trappole dell'autosufficienza. Forma al rispetto. Aiuta ad ammirare. Si allea all'orgoglio della provocazione.

Il pensiero di cui Bachelard ha voluto impadronirsi sopravviene nell'istante. E' un pensiero  "sul punto di"
meravigliato d'una realtà istantanea , penetrato di verità.
La coscienza che ha privilegiato , e che rispecchia uno stupore d'essere, è quella della soglia.
Nella meditazione del tempo Bachelard coglie questa rivelazione d'una soglia che si riapre sempre da capo; che si lascia e si ritrova senza posa.



La solitudine a cui l'istante ci rinvia senza posa, senza posa vi si trova spezzata da questo progresso continuo dello spirito, che trascina nel suo
passo il passo che lo trascina, che spinge davanti a sé la reale presenza che lo spinge. Verso la metà della vita rotti all'esercizio di prenderci gioco di noi stessi, impariamo a consentire non a ciò che siamo, ma a ciò che ci occorre essere per essere. La tensione verso la " purificazione" presuppone la possibilità di sempre nuove nascite, esige che l' istante
strappi la fatalità temporale, che la discontinuità autorizzi avvenimenti sorprendenti.

Se il dolore più crudele è la coscienza dell'avvenire tradito, a questa rivelazione iniziale della sofferenza, a questa rivelazione dell'istante che mi denuda, si associa l'evidenza del tempo, ostinata riserva di stupori.

Ciò che mi spinge a morire è anche ciò che mi dà la
possibilità di rinascere.

L'uomo è la vasta energia della sua trasmutazione ed è così, fino alla morte, il suo proprio futuro. Siamo la libertà d'essere ciò che non siamo. Esseri sempre in avvenire.
Non " ancora " segreti, ma " sempre" segreti. Un'infanzia reale e permanente vive in noi, essa a volte emerge  tardivamente,  nella vecchiaia, quando si attenuano i rumori dell'esistenza. L'infanzia non è un passato, ma un avvenire di perpetuo ricominciamento, una creazione continua, una continua esplosione d'essere. Qui l'immaginazione è una facoltà specifica, ad essa appartiene la funzione dell'irreale che è psichicamente altrettanto utile che la funzione del reale. Non si sfugge alla morte che scegliendola. Non quella dell'essere assoluto, ma quella del tempo umano, la cui irruzione nella nostra esistenza rende possibile il risaltare della vita. La morte del tempo è il vuoto nel quale proiettiamo la nostra libertà, instancabilmente, per nascite impreviste.
L'istante per Bachelard ha un carattere metafisico primordiale. La durata è fatta di istanti senza durata, come la linea retta è fatta di punti senza dimensione.
Dal punto di vista psicologico è solamente nell'istante presente, in esso e per esso, che abbiamo la sensazione di esistere. Vi è identità assoluta fra il sentimento del presente e il sentimento della vita. L'atto, la decisione istantanea, precede l'azione.
Anche Einstein taccia di relatività lo " spazio" di tempo, cioè la " lunghezza " dell'istante. La "lunghezza " dell'istante infatti è relativa al metodo di misurazione.
Anche per Einstein l'istante resta un assoluto, un punto dello spazio tempo. L'istante non ha durata nel suo seno, non ha due facce. Esso è intero e solo. Meditando sull'istante ci si rende conto che il presente non passa. La simultaneità di istanti è chiara, evidente, precisa solo nel qui ed ora.
( concetto di sincronicità ved. Jung ) Diversamente lo potrebbe essere solo nell'etere fisso. Metafisicamente  sembra quindi più prudente uguagliare il tempo al suo fenomeno. La durata in quest'ottica è una polvere di istanti che solo un fenomeno di prospettiva rende più o meno strettamente solidali. La memoria stessa non conserva che l'istante, non conserva assolutamente nulla della durata. Psicologicamente la durata può forse misurare l'attesa, non l'attenzione: l'attenzione è una serie di cominciamenti, essa è fatta di rinascite dello spirito che ritorna alla coscienza.
Il complesso spazio-tempo-coscienza è l'atomismo alla triplice essenza, la monade affermata nella sua triplice solitudine, senza comunicazione con le cose, con il passato, con le anime estranee. In realtà solo il nulla è continuo.  La difficoltà di questa tesi è di evitare le parole prese dalla psicologia usuale della durata.
Nell'orchestra del Mondo vi sono strumenti che tacciono spesso.Il Mondo è regolato su una misura musicale imposta dalla scadenza degli istanti. Se potessimo udire tutti gli istanti della realtà comprenderemmo che non è la croma ad essere fatta con parti di minima, ma la minima che ripete la croma. E' da questa ripetizione che nasce l'impressione di continuità. Ascoltando la sintonia degli istanti si sentono delle frasi che muoiono, delle frasi che cadono e sono trascinate verso il passato. Ma questa fuga verso il passato,
per il fatto stesso che è un'apparenza derivata, è tutta
relativa. Per chi continua ad amare, un amore finito è insieme presente e passato, sofferenza e consolazione e, trascendendo la contraddizione affettiva, un sentimento che dura prende un valore metafisico.
Un ritmo si estingue relativamente ad un 'altra partitura
della sinfonia che continua. Un ritmo che si estingue è il silenzio di un essere che ci lascia mentre tutto il mondo intorno continua a risuonare. Con questo schema comprendiamo quanto vi è di potenziale e relativo in ciò che chiamiamo l'ora presente.
Il concetto di ricchezza d'una musica, d'una vita o di un fenomeno particolare, fondato su un confronto "numerico" con la totalità degli istanti, prende quindi un senso assoluto che non è più la durata-estensione, ma la durata-ricchezza.
Così, quando la materia trascura di essere, la vita trascura di vivere, il cuore trascura di amare, noi perdiamo il Paradiso.
D'altronde anche l'atomo irradia ed esiste spesso, esso utilizza un gran numero di istanti e tuttavia non utilizza tutti gli istanti. La cellula vivente è ancora più avara. Essa non utilizza che una frazione delle possibilità temporali che le consegna l'insieme degli atomi che la costituiscono. 
Quanto al pensiero, è a lampi irregolari che esso utilizza la vita. Tre filtri attraverso i quali troppo pochi istanti giungono alla coscienza.
Perciò noi sognamo un'ora divina che sarebbe tutto: non l'ora piena, ma l'ora completa. L'ora in cui tutti gli istanti del tempo sarebbero utilizzati dalla materia, l'ora in cui tutti gli istanti realizzati dalla materia sarebbero utilizzati dalla vita, l'ora in cui tutti gli istanti viventi sarebbero sentiti, amati ,pensati.L'ora in cui la relatività della coscienza sarebbe cancellata perchè la coscienza sarebbe dell'esatta misura del tempo completo.
Finalmente il tempo obiettivo sarebbe il tempo massimo: quello che contiene tutti gli istanti, il tempo di Dio, la coscienza pura. La coscienza è coscienza dell'istante e la coscienza dell'istante è coscienza. Due formule così vicine che affermano una assimilazione della coscienza pura e della realtà temporale. In meditazione la coscienza ha l'immobilità dell'istante isolato.



Bachelard :" La poetica dello spazio " ( 1987 )

Esiste un momento irripetibile in cui l'uomo entra nel mondo non soltanto con la verità dell'occhio, ma con tutto sé stesso, senza riserve. In quell'attimo egli trasforma la materia "ovvia" dell'elemento naturale, nella materia " libera" del sogno e dell'impresa " senza confini ".  In quell'attimo nasce l'intuizione di un nuovo percorso , quasi un'immagine poetica. Nell'uomo che non teme di essere esiste un luogo speciale , un tempo/spazio illimitato, di insprimibile bellezza.  E' uno spazio dell'anima, più ancora che dello spirito. Un infinito e indeterminato spazio soggettivo e transoggettivo impregnato di vita, di morte, di amore, di natura. Di tempo.
E' uno spazio aperto ai grandi orizzonti del cielo e della terra, delle acque e dei deserti, ed è uno spazio chiuso, raccolto, delimitato dal corpo, dalla casa, dal  rifugio, dal " tempio segreto". Nello spazio della sua "immensità intima" l'uomo cerca il riposo, la dimora, ritrova il piacere di stare con sé stesso. Nel  " guscio " si protegge e  si ascolta.
In questo guscio, in questa  conchiglia levigata e rotonda l'anima si abbandona allo stupore infantile dell'incanto, scopre un universo senza limiti, ed con esso scherza e gioca all' infinito. Quando l'uomo coglie la vita come " traslucida presenza sempre viva" trova la propria sorgente e con gioia si disseta. Da quel momento, rinato all'esistenza ed a sé stesso, nella veglia, nel sonno, nel sogno, egli cercherà un " altrove" ricco di senso, di luce, di forme illimitatamente spaziose. Egli percorrerà strade sempre diverse, alla ricerca della sua sorgente, del suo percorso, del suo oceano in cui perdersi...
 
l'immagine inesprimibile della sua presenza nel mondo..


Silvana Dallera